Era il titolo di un evento al quale ero stato invitato da un amico, col quale condivido alcuni… «valori». Mi fa orrore usare la parola «valori», dovendo parlare di preservazione dell’Acqua, dell’Ambiente, della Natura, della Vita, insomma. Ma non trovo termine più comprensibile in un mondo che appiccica un «valore» a tutto, come fosse un prezzario.

«Ma come parli, Christian? –  volevo rispondergli quando ho visto l’invito – Hai bevuto vino e ora parli acqua?». Ma la risposta era già nel sottotitolo, bastava leggere oltre.

Un «Progetto di monitoraggio dello stato di salute dei fiumi».

L’evento si è svolto a Valle di Lozio, Comune di Lozio, il 29 novembre scorso, nella sede della Associazione Arcobaleno – Amici della Natura, di Lozio. Siamo in Valle Camonica, ovviamente, nella valle del Trobiolo, non lontani da Borno e sull’Altopiano del Sole. Bellezza di panorami assoluta. Lozio, un Comune di circa 350 abitanti, che ama la natura e lavora per preservarla. Lo stato di salute dei fiumi, oggetto dell’incontro, è affare complesso e anche un po’ equivoco. Di salute per chi, per loro, i fiumi? Per la vita vegetale, animale, ambientale, che gira intorno a loro, o per noi, per i nostri «affari»? O il riconosciamo che semplicemente è della salute della Natura di cui siamo parte, che si tratta? I fiumi di cui monitorare la salute sarebbero solo (si fa per dire!), nel caso specifico, quelli che attraversano il Parco Regionale Dell’Adamello. Un bacino che ha una portata d’acqua che varia, a seconda delle stagioni, fra i 100 e i 400 metri cubi d’acqua al secondo, consegnati dopo 280 chilometri circa di «strada», al Po, oltre Cremona! L‘Oglio è il quinto dei fiumi italiani, per lunghezza.

Promotori dell’incontro: il Comitato per la difesa del Parco dell’Adamello e varie altre associazioni o istituzioni, fra le quali: il GIAN «Gruppo Italiano Amici della Natura, (di cui Christian è il Presidente);  Presenti anche due giovani ricercatori e studiosi, Adamo Irma e Marco Cossu (ISPRA), che spiegano le metodologie utilizzate (la CITIZEN SCIENCE), e le loro proposte concrete di azione.

Obiettivo dell’incontro? «Dare vita a un programma di monitoraggio dello stato di salute dei fiumi (del Parco), basato sulla  metodologia CITIZEN SCIENCE, ovvero la raccolta dei dati scientifici, seguendo un rigido protocollo…» – già sperimentato in molte parti del mondo, – che coinvolge attivamente la cittadinanza.

Mi rendo conto che le sigle e i nomi, ora, cominciano ad essere un po’ troppi, per non necessitare di un  preliminare aiuto di lettura.

Il «Comitato per la difesa del Parco dell’Adamello», è un movimento spontaneo che ha raccolto l‘adesione di varie associazioni di difesa dell’Ambiente e della Natura, fra cui Legambiente.  Nasce sull’onda delle proteste per la ventilata idea (avanzata dalla Lega), di riduzione significativa – se non drastica, – dell’estensione del Parco dell’Adamello. Il progetto, per fortuna,  è ancora «fra color che son sospesi», fra le sospese cose della Regione Lombardia. Troppo divisiva, … Per ora. Secondo la proposta, il Parco non avrebbe più le caratteristiche ambientali, tali da giustificarne la qualifica di Parco Naturale. Qualifica che, secondo i proponenti, non farebbe altro che  limitare le opportunità di sviluppo del territorio! Opinione lecita, ma perlomeno stravagante, considerando gli orientamenti (almeno apparentemente) ecologisti dell’Europa e del Mondo intero. Mah! Si vedrà. Il «Parco Regionale dell’Adamello», è stato istituito nel 1967 e ampliato nel 1987. Tra le sue finalità principali si legge «la tutela delle caratteristiche naturali e ambientali, la promozione dello studio scientifico e l‘uso sociale dei beni ambientali».

Il Parco si trova al centro della catena alpina, nelle Alpi Retiche, e comprende tutto il versante lombardo del gruppo dell’Adamello, zona ubicata nella porzione nord-orientale della provincia di Brescia. Si estende per 51.000 ettari (510 km2), dal Passo del Tonale a quello di Crocedomini; a est il Parco ha per limite il confine regionale tra Lombardia e Trentino, a ovest il suo confine si mantiene poco al di sopra della sponda sinistra dell’Oglio, il quinto fiume italiano per la sua lunghezza.

I comuni territorialmente interessati al Parco sono: Ponte di Legno, Temù, Vione, Vezza d’Oglio, Incudine, Edolo, Sonico, Malonno, Berzo Demo, Cedegolo, Cevo, Saviore dell’Adamello, Paspardo, Cimbergo, Ceto, Braone, Niardo, Breno e Bienno. Le valli che ne raccolgono l’acqua sono tante: la Val Narcanello, Valbione, Val d’Avio, di Vallaro, Paghéra di Vezza d’Oglio, Finale, Gallinéra, Rabbia, Malga, di Saviore, di Salarno, dell’Adamé, Paghéra di Ceto, del Re, di Fa, di Stabio, delle Valli, Bona, di Cadino e del Càffaro. Sono notizie che trovo sul sito del Parco. Forse sono superflue per molti camuni, ma valeva la pena ricordare di cosa si sta parlando: un patrimonio naturale immenso che, insieme ai parchi confinanti, italiani e svizzeri, ne fa  il più grande «insieme unitario» di Parco Naturale d’Europa. Per tornare all’acqua, il bacino dell’Oglio è già ampiamente (over)sfruttato a scopo idroelettrico e giustamente (ma pericolosamente) usato per scopi irrigui, oltre che per primari scopi alimentari domestici. Se è vero che il Tamigi, nel suo attraversamento di Londra viene «bevuto/usato» undici volte (e depurato altrettante, ovviamente), anche l’Oglio lo beviamo e consumiamo almeno altrettante volte, nei suoi 280 chilometri di corsa verso il Po. E la nostra salute, direttamente o indirettamente, ne dipende in modo estremo. Il Gruppo Italiano Amici della Natura (GIAN) è un’associazione no-profit che si è data la forma di Federazione di associazioni locali, ognuna con una propria autonomia, che si riconoscono nei valori e negli ideali dell’Internazionale Naturfreunde (NFI). Quest’ultima venne fondata a Vienna nel 1895, al culmine della prima era industriale, con l’intento di riportare l’essere umano a contatto con la Natura e a lasciarsi ispirare per rendere la società un posto migliore in cui vivere.

E la Citizen Science, cos’è? Così spieghiamo anche questa apparentemente strana creatura organizzativa mondiale.  Traducibile in vari modi in italiano, sarebbe la Scienza in collaborazione coi cittadini, o la Scienza Partecipativa. In sintesi, un approccio alla scienza che si avvale del coinvolgimento attivo e protagonista dei cittadini nelle attività di raccolta, analisi e condivisione delle informazioni. Così la spiegano Marco e Adamo, i due giovani ricercatori attivi da tempo su questo tema. L’idea nasce già all’inizio del ‘900, ma si sviluppa rapidamente a cavallo dei due millenni con la diffusione delle nuove tecnologie informatiche. Nel 2014 nasce la European Citizen Science Association (ECSA), che si diffonde con varie denominazioni, in tutto il mondo. I progetti avviati sono moltissimi e di varia natura. Quelli ambientali forse sono i più diffusi anche perché sono proprio quelli in cui il coinvolgimento dei cittadini è più importante e anche più utile, necessitando di una grande quantità di raccolta di dati sul territorio. Sta di fatto che il titolo dell’evento a cui ero invitato, e i contenuti annunciati dalla locandina, erano talmente stuzzicanti e interessanti, da non poterlo perdere. Condividerne il contenuto intero sarebbe impresa impossibile, ma l’intento era di provare a riassumerne i contenuti, con la volontà di continuare a seguirne poi l’evoluzione. Venendo al progetto specifico, cioè «monitoraggio dello stato di salute dei fiumi», gli elementi che entrano in gioco sono sostanzialmente questi:

— La presenza di inquinanti chimici, Nitrati e Fosfati, elementi che sono influenzati dalle attività agricole e anche dalla gestione degli impianti di depurazione.

— La presenza di infezioni batteriche, in particolare la escherichia coli

— La presenza (o meno!) di Macroinvertebrati nel bacino d’acqua. In questo caso, è l’assenza di questi organismi a rappresentare un sintomo negativo di qualità dell’acqua.

— Lo stato della Vegetazione Riparia che può indicare una alterazione della naturalità dell’habitat botanico.

— L’analisi della biodiversità del bacino preso in esame. La presenza/ assenza di vita ittica e la sua evoluzione.

— La portata reale dei vari corsi d’acqua, misurata con metodi forse approssimativi, ma costanti.

Per ognuno di questi elementi esistono non solo protocolli collaudati di misurazione e valutazione, ma anche kit pratici di valutazione e procedure di raccolta dei dati, per una elaborazione scientifica dei dati raccolti. Più sono numerose le rilevazioni, – che possono essere fatte da volontari impegnati nella ricerca, – e maggiore è l’attendibilità dei risultati «scientifici» che poi i ricercatori potranno  trarne.  I risultati di questo approccio alla scienza, sono non solo quantitativi, ma soprattutto di coinvolgimento e sensibilizzazione dei cittadini, che non si sentono solo spettatori passivi, ma attori della conservazione della natura. Altre misure possono riguardare anche la «portata» e le sue variazioni stagionali e climatiche della portata dell’acqua. Anche in questo caso il numero, la regolarità e la puntualità delle rilevazioni, migliora l’attendibilità dei risultati.

Questo in sostanza è il metodo della Citizen Science: l’utilizzo (volontario) del cittadino, interessato alla conservazione e alla protezione dei beni ambientali, e della salute pubblica … Le proposte dei ricercatori riguardano anche le modalità e le iniziative di coinvolgimento delle Istituzioni locali, a partire dalle Scuole, fino alle Università per le quali l’iniziativa può creare anche preziose opportunità di Stage curricolari sulle materie ambientali.

Lucio Toninelli – Comitato Val di Scalve – Bene Comune

 

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