Presentazione

Il numero di giugno ha come primo articolo il saggio del professore Roberto Castaldi dal titolo “Una Repubblica fondata sull’antifascismo e sull’europeismo” che abbiamo scelto di riportare integralmente per l’importanza attribuita alla fondazione della Repubblica Italiana nel contesto europeo e mondiale.

Seguono gli articoli della newsletter del Movimento Europeo Italia dedicati a:

  • OBIETTIVO 1000: un progetto, un metodo e un’agenda per un’Europa sovrana
  • L’attualità del progetto e del metodo del primo Parlamento europeo eletto

Gli articoli indicano una continuità nell’impegno verso una federazione europea.

A seguire l’azione svolta dagli attivisti albanesi contro il resort della famiglia Trump, attraverso l’articolo presente nell’inserto ambientalista de Il Manifesto dell’11.06.2026 , di seguito descritto.

La Rivoluzione dei Fenicotteri contro il resort di Ivanka Trump a cura Roberto Ferrucci dal sottotitolo esplicativo:

“Un movimento sta lottando per salvare l’isola di Sazan, un paradiso naturale che la moglie del Presidente vuole trasformare in un resort di lusso”.

Concludono il numero di giugno le segnalazioni di iniziative glocali e bibliografiche, in particolare:

  • Il convegno dell’Università di Pisa sulla prospettiva europea dell’ONU
  • La presenza nel web del sito del Comitato per la Difesa del Parco dell’Adamello
  • L’iniziativa del 26 giugno ad Albaredo per San Marco(SO) all’interno dell’anno internazionale dei pascoli e dei pastori
  • Il seminario del 13 giugno sulla Riforma in Italia a cura del Centro Evangelico d Cultura di Sondrio
  • Il libro “fuga dal capitalismo” della professoressa Clara E. Mattei

Una Repubblica fondata sull’antifascismo e sull’europeismo

ROBERTO CASTALDI, GIUGNO 1, 2026

Gli ottant’anni della Repubblica Italiana sono un momento importante, in cui riflettere sulle sue origini e sul suo significato storico così come sulle sfide che le si presentano oggi.

La Repubblica nasce antifascista, figlia della Resistenza, e quindi anche europeista. Non va infatti dimenticato che il primo appello alla resistenza armata al nazifascismo venne lanciato sul primo numero de L’Unità Europea il giornale clandestino del neonato Movimento Federalista Europeo, fondato da Altiero Spinelli a Milano nell’agosto del 1943, poco dopo la liberazione da Ventotene, dove nel 1941 aveva scritto il Manifesto per un’Europa libera e unita, elaborato insieme a Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, oltre che Ursula Hirschmann e Ada Rossi.

L’influenza di quella tradizione si ritrova in uno degli articoli più importanti della Costituzione Italiana, non a caso richiamato anche dal Presidente Mattarella all’inizio del suo discorso al corpo diplomatico accreditato in Italia, in occasione della Festa della Repubblica: l’articolo 11. Spesso citato solo parzialmente, nonostante una sua forte unitarietà:

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

L’articolo 11 fu il frutto soprattutto del lavoro di Piero Calamandrei, che era esponente di spicco del Movimento Federalista Europeo. E che insistette sul non mettere punti e commi all’interno dell’articolo, per preservarne l’unitarietà. Perché la storia insegna che per evitare la guerra è necessario creare istituzioni giuridiche dotate di potere per risolvere le controversie, ovvero un ordinamento sovranazionale. Ecco dunque che il ripudio della guerra è direttamente associato alle limitazioni di sovranità verso istituzioni internazionali al fine di garantire la pace.

Questo articolo è il fondamento della partecipazione italiana al processo di unificazione europea. Una partecipazione che è poi stata rafforzata da successive modifiche della Costituzione, che fanno esplicito riferimento al rispetto e alla coerenza con l’ordinamento dell’Unione Europea, agli artt. 97, 117, 119. A testimonianza di come la Costituzione riconosca che viviamo in un sistema di governo multilivello articolato dal quartiere fino all’Unione e di cui il governo nazionale non rappresenta che uno dei livelli fondamentali. Perciò l’attivazione dell’art. 50 del Trattato sull’UE per il recesso dall’Unione probabilmente richiederebbe una modifica costituzionale e la relativa maggioranza qualificata. È interessante osservare, che la settimana scorsa in Spagna è stata approvata una modifica costituzionale che rende irreversibile l’adesione all’Unione Europea e quindi sottrae ad una maggioranza semplice di governo la possibilità di attivare l’articolo 50.

Non va inoltre dimenticato che furono gli scritti di Luigi Einaudi dopo la prima guerra mondiale a ispirare i confinati a Ventotene e a portarli verso il federalismo europeo. E furono proprio i federalisti europei Einaudi, primo presidente della Repubblica Italiana, De Gasperi, primo Presidente del Consiglio, e Sforza, primo ministro degli esteri, a indirizzare una delle scelte più importanti della Repubblica Italiana, con l’adesione nel 1950-51 come paese fondatore alla prima Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio – nonostante la miope opposizione di molti, sia in ambito politico che economico – e successivamente alla Comunità Economica Europea e alla Comunità Europea dell’Energia Atomica fondate con i Trattati di Roma del 1957.

Questa collocazione europea è stata il presupposto per lo sviluppo economico e democratico dell’Italia. Dal punto di vista economico quello che siamo soliti chiamare “il miracolo economico italiano” era in realtà europeo. I nostri tassi di crescita erano infatti analoghi a quelli degli altri paesi della Comunità, ed erano dovuti alla creazione di un mercato più ampio, che portò tassi di crescita doppi rispetto agli altri Paesi europei occidentali che non avevano aderito alle Comunità. E che anche per questo hanno poi chiesto di aderire, e l’Unione è passata dai sei Paesi fondatori agli attuali 27 Stati membri.

Allo stesso modo l’Unione ha funzionato da ancora per la nascente democrazia italiana. Il percorso dell’integrazione europea ha favorito il rafforzamento della tutela dei diritti fondamentali e l’adozione di standard sempre più elevati in materia di sicurezza sul lavoro tutela ambientale e così via. E ha aiutato la classe dirigente italiana a compiere scelte vantaggiose e nell’interesse di tutti gli italiani nel lungo periodo, ma talvolta impopolari nel breve periodo. Questo ruolo è stato chiamato erroneamente “vincolo esterno”, quando in realtà si è trattato della creazione di incentivi significativi a favore di scelte lungimiranti e nell’interesse generale.

Nell’attuale contesto internazionale la scelta europea dell’Italia risulta ancora più importante e non a caso è stata più volte richiamata in tanti discorsi del Presidente Mattarella. Perché nel mondo contemporaneo solo gli stati di dimensioni continentali possono giocare un ruolo sullo scenario internazionale e difendere i propri interessi e valori.

Su questo tema sarebbe auspicabile un’ampia convergenza da parte di tutte le forze politiche come avvenuto per larga parte della storia repubblicana basti ricordare il referendum del 1989 per un mandato costituente al Parlamento Europeo che vide il sostegno di tutti i partiti e l’88,3% dei sì.

Invece, purtroppo, sembrano ancora esserci divisioni su antifascismo ed europeismo, due pilastri fondanti della Repubblica.

Dagli attacchi sguaiati contro l’Unione Europea da parte della Presidente Meloni, all’assenza di Fratelli d’Italia e di quasi tutta la Lega alla commemorazione alla Camera dei Deputati di Giacomo Matteotti, figura simbolo del contrasto alla dittatura fascista e martire della democrazia italiana.

Fonte: https://www.focuseurope.it/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *