Sangue indigeno: le violenze continuano

 

 

 

Ieri sera (4/11), nella città di Dourados (Mato Grosso do Sul), un gruppo di indigeni Guarani Kaiowá è stato ferito con proiettili di gomma al petto, alle spalle e alla testa da uomini armati agli ordini di agricoltori locali. Il motivo dell’attacco è l’occupazione del territorio indigeno di Ñu Vera, considerato sacro dagli indigeni ed ora occupato da fazendeiros.

La regione è palco di costanti conflitti. A luglio un ragazzo indigeno di 14 anni è stato gettato vivo su un rogo dalle guardie armate di un fazendeiro, dopo essere stato colpito da 18 colpi di gomma e spari di grosso calibro. Ha avuto 90% del corpo gravemente ustionato ed è morto dopo cinque giorni di agonia. Solo nel 2018, 38 indigeni sono stati uccisi nello Stato del Mato Grosso do Sul, una regione che presenta un alto tasso di violenza e di conflitti per motivi territoriali in Brasile.

Alimentata dal discorso preconcettuoso e di odio del presidente Bolsonaro la violenza contro le popolazioni indigene è esplosa nel 2019 e si aggraverà ulteriormente dopo la liberalizzazione dell’uso delle armi nelle campagne, dove le vittime sono sempre i popoli e le comunità tradizionali che già vivono una situazione di grande vulnerabilità.

Leader indigeni brasiliani si trovano ora in Europa, fino al 20 novembre, per denunciare gli attacchi alle popolazioni indigene e chiedere alle autorità competenti di prendere provvedimenti per fermare il genocidio indigeno in corso in Brasile.

I leader indigeni hanno fatto un intervento oggi (5/11) all’ingresso del Parlamento europeo denunciando gli attacchi del governo all’ambiente e la negligenza di Bolsonaro per gli incendi che hanno distrutto parte dell’Amazzonia quest’anno. Successivamente, la delegazione parteciperà a una conferenza con Heidi Hautala, vicepresidente del Parlamento europeo, sulla crisi mondiale della deforestazione.

 

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