C’era una volta il verde a Colle Val d’Elsa

Il mio paesotto si chiama Colle Val d’Elsa e anche se da decenni siamo avvelenati dai fumi di una famosa cristalleria, la amiamo perché bastano pochi passi e siamo immersi nella campagna toscana. Eppure, negli ultimi 20 anni, la città ha vissuto un vero e proprio assalto al mattone e la speculazione edilizia si è diffusa a macchia d’olio, con il risultato che il centro storico è ormai svuotato e degradato mentre la prima periferia continua ad essere appestata da nuovi edifici (tipo quello in cui abito, che per fortuna non è neanche malaccio) che poi, puntualmente, rimangono vuoti perché tutta questa fame di case non c’è. Un esempio di scempio urbano è stato il complesso residenziale progettato addirittura da Jean Nouvel. Eh sì, bisognava chiamare un archistar per sventrare e violentare letteralmente una collina (per poi lasciare l’ecomostro imcompiuto e disabitato – adieu!)(si veda foto in fondo al post).
Ma vorrei parlare di altro qui: ai miei occhi, la grande cementificazione colligiana è iniziata oltre una ventina di anni fa, quando si è deciso di creare un nuovo sobborgo su una collina, chiamato Agrestone. E’ poco più di un pollaio, un quartiere da riproduzione, fatto di alti casermoni. Eppure un suo fascino ce l’ha: è circondato da campagna più o meno aperta e soprattutto (incredibile!!) i casermoni sono stati costruiti tutto intorno ad un grande parco corredato da boschetto autoctono. Insomma, è un po’ un mini Central Park, dove i bambini possono giocare in tutta sicurezza e dove tutti gli abitanti del quartiere possono passeggiare e correre in pace, lontani dal pericolo e smog delle auto. E’ proprio vero che si apprezzano le cose solo quando si rischia di perderle! Infatti, pochi giorni fa vengo a sapere (ma magari è colpa mia che non faccio molta vita di paese…) che la Curia, molti anni fa, ricevette ‘in dono’ per un valore simbolico di 100.000 lire (non Euro) il parco in questione da un’associazione che lo aveva ricevuto dal Comune. E scopro anche che adesso la Curia (che in zona è molto ‘influente’) vuole costruire una Chiesa + complesso polifunzionale di oltre 1000mq proprio all’interno del parco, radendo al suolo il boschetto autoctono! Ovviamente il comune ha concesso senza tante storie il permesso e ora siamo ad un punto di svolta…Cosa accadrà? Inizieranno davvero i lavori? Fatto sta che ritengo inaccettabile che si privi la popolazione dell’Agrestone dell’unica cosa sana e sicura che hanno nel loro quartiere! E badate bene, non è una questione di pro o contro la Chiesa in quanto istituzione – avrei fatto lo stesso discorso se si fosse trattato di un supermercato o di una discoteca. L’unico esempio che abbiamo qui di progettazione intelligente non può essere buttato così alle ortiche. Tanto più che: 1) la Chiesa potrebbe essere costruita altrove 2) Potrebbero essere valorizzati altri edifici inutilizzati.
Ciò che mi fa paura? Il silenzio, la non-conoscenza da parte della popolazione, che come al solito subisce le scelte del più forte.
Per chi voglia approfondire gli aspetti tecnici: http://www.valdelsa.net/notizia/colle-di-val-d-elsa-l-appello-dell-architetto-migliorini-salviamo-il-parco-dell-agrestone-dalla-cementificazione
Iscriviti alla pagina Facebook contro la cementificazione del parco: https://www.facebook.com/Salviamo-dalla-cementificazione-il-parco-dellAgrestone-808173379284554/?pnref=story

Grazie, Cristina

Il parco dell’Agrestone:

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L’ecomostro di Jean Nouvel:

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