Dopo la tragica esperienza del Covid -19 con il suo spaventoso bilancio di contagiati e di vittime nel mondo intero, è giunto il momento di adottare con decisione un nuovo modello di sviluppo in grado di coniugare la crescita economica con il rispetto degli ecosistemi e con l’equa distribuzione delle risorse tra i Paesi della terra e al loro interno e di scongiurare il rischio di nuove pandemie.

Il calo di emissioni di CO2 e la rinascita di tanti habitat naturali associati agli effetti del Coronavirus ci hanno consegnato un pianeta ben diverso dal fumo nero delle ciminiere e dei pozzi di petrolio, dalle metropoli oscurate dall’inquinamento atmosferico e dagli ecosistemi naturali ridotti allo stremo dopo decenni di  aggressioni forsennate da parte dell’uomo e di perdite di biodiversità forse irreparabili.

I pesci visti scorazzare nella laguna di Venezia, i delfini nei nostri porti e le altre specie animali che si sono riappropriate dei loro habitat ci hanno ammonito che un altro mondo, un bel mondo,  è ancora possibile.Basta volerlo!

Il Covid-19 ha anche suggerito la possibile esistenza di nessi tra la rottura degli equilibri ambientali come le foreste e la diffusione di patogeni.La buona conservazione degli ecosistemi, come terre, mari, montagne e foreste ha infatti un ruolo fondamentale nel sostenere la vita sul pianeta e nel regolare la trasmissione delle malattie infettive come le zoonosi, cioè la trasmissione di virus dagli animali all’uomo.

Secondo gli scienziati la distruzione sistematica di habitat, la creazione di ambienti artificiali e più in generale la perdita di biodiversità vanno annoverate tra le cause della diffusione delle malattie infettive emergenti facilitata enormemente nell’ultimo decennio dalla globalizzazione.

Oltre ai tragici effetti planetari, la pandemia fornisce adesso  l’opportunità di ripartire da capo e ripensare  i modelli di sviluppo,

ancorandoli con fermezza all’esigenze della green economy e di quella circolare e al rispetto del capitale umano, sociale e naturale da consegnare integro alle  generazioni future.

Soltanto l’adozione del modello di sviluppo sostenibile contenuto nella Agenda 2030 delle Nazioni Unite potrà garantire all’umanità un futuro meglio al riparo dalla distruzione degli ecosistemi, dai cambiamenti climatici, dalle disparità economiche e sociali e dalla diffusione di ulteriori pandemie.

Il percorso da effettuare sarà lungo ed accidentato, ma dobbiamo iniziare subito a farlo, cambiando radicalmente all’insegna della sostenibilità e dell’essenzialità  i nostri modi di vivere, di lavorare, di produrre e di consumare.

Domani potrebbe essere infatti tardi per rimarginare le enormi ferite inflitte all’atmosfera, alla natura e ai popoli dell’emisfero Sud, che per quanto meno responsabili dei mali del pianeta ne subiscono maggiarmante l’impatto negativo in termini di eventi climatici estremi, come siccità ed inondazioni, di malattie, di conflitti per il possesso delle terre fertili e delle risorse idriche e di migrazioni da essi indotte.

Noi Amici della Natura dobbiamo mobilitarci con forza per salvare il pianeta dalla furia distruttiva dell’uomo, che stà annientando la foresta amazzonica per fare pascoli e carne da macello.

Mobilitiamoci contro la deforestazione selvaggia e lo spreco di energia, acqua e cibo e a favore di un’economia verde, equa e solidale.

Ognuno di noi puo’ contribuire alla salvezza del pianeta  e dei popoli indigeni mettendo in pratica i semplici accorgimenti dettati dal buon senso e dalla saggezza popolare.

Insieme ce la faremo!

Leonardo Baroncelli

Vice Presidente NFI

 

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