In Italia è presente l’associazione Refugees Welcome che apre gli orizzonti verso una “nuova cultura dell’accoglienza” e fa parte del network internazionale Refugees Welcome International, fondato a Berlino nel 2014 e oggi attivo in 14 Paesi europei, più il Canada e l’Australia. E’ un’associazione apartitica e apolitica, costituita l’11 dicembre 2015 e riconosciuta come ONLUS. Refugees Welcome Italia Onlus nasce grazie all’impegno e alla dedizione di un gruppo di professionisti con competenze multidisciplinari e una solida esperienza nel campo delle politiche dell’accoglienza e dell’inclusione sociale: project manager, operatori sociali, psicologi, legali, ricercatori sociali, esperti di comunicazione e raccolta fondi, giornalisti, fotografi. La governance di Refugees Italia Onlus è gestita da un Consiglio Direttivo composto da 9 membri, eletti dall’Assemblea dei soci, che definiscono le strategie, le priorità di intervento e la metodologie di lavoro dell’associazione.
Sono presenti nelle città italiane di: Torino, Cuneo, Alessandria, Genova, Milano, Como, Bologna, Macerata, Roma, Abruzzo, Catania, Palermo e Cagliari.

Permettono a chiunque voglia dare una mano di ospitare un rifugiato in casa propria e accoglierlo in questa nuova esperienza per far sì che possa integrarsi al meglio con la cultura e con la gente del luogo di “rifugio” ma anche dando a chi ospita la possibilità di conoscere culture diverse da quella in cui si vive.
L’iter per accogliere un rifugiato in casa propria è piuttosto breve e lineare:
1. Iscrizione: Tutte le persone – famiglie, pensionati, single, studenti – che hanno a disposizione una camera libera e desiderano utilizzarla per ospitare un rifugiato possono registrarsi.
2. Intervista telefonica: Dopo la registrazione, un facilitatore chiama la persona che si è iscritta per capire le sue aspettative e le sue motivazioni rispetto alla possibilità di accogliere un rifugiato. È un primo contatto a cui seguono ulteriori approfondimenti.
3. Formazione: Le famiglie interessate ad ospitare sono invitate a partecipare al corso di formazione. È un momento fondamentale per conoscersi e per essere adeguatamente informati sulla realtà dei rifugiati, poter fare domande e conoscere le altre storie di convivenza già avviate.
4. Visita a casa: Dopo il primo contatto telefonico e la partecipazione al corso, si passa alla visita a casa della famiglia che desidera accogliere, per conoscerla meglio e vedere l’ambiente che ospiterà il rifugiato.
5. Abbinamento: Se i passaggi precedenti sono andati bene, si può abbinare la famiglia con il rifugiato. L’abbinamento viene studiato sulla base delle caratteristiche della famiglia e dei rifugiati stessi, a loro volta precedentemente intervistati. I fattori valutati spaziano dagli aspetti individuali e personali, alle esigenze legate al lavoro e alla vita quotidiana.
6. Incontro di persona: Una volta individuato un potenziale abbinamento, si passa ad una serie di incontri di persona, in cui la famiglia e il rifugiato si conoscono e decidono se iniziare a vivere insieme o no. Questi appuntamenti sono fondamentali per costruire la base di fiducia su cui nascono le convivenze.
7. Inizio convivenza: Se gli incontri hanno esito positivo, la convivenza può avere inizio. La famiglia e il rifugiato sottoscrivono il contratto di ospitalità, un documento utile a impostare al meglio la convivenza e a definirne tutti gli aspetti.
8. Progetto di autonomia: Durante la convivenza, parte ufficialmente il progetto di autonomia che il rifugiato ha elaborato: riprendere a studiare, trovare un lavoro, frequentare un corso di formazione professionale.
9. Crowdfunding: Refugees Welcome non prevede un contributo economico per le famiglie che ospitano. È comunque possibile lanciare una campagna di raccolta fondi per sostenere le spese della convivenza. Noi consigliamo il crowdfunding: attivando la rete di amici e familiari, è possibile raccogliere piccole donazioni per far fronte alla quotidianità.
10. Fine convivenza: Quando la scadenza dei 5 mesi si avvicina, si fa il punto della situazione. Se il rifugiato non è ancora indipendente e chi lo ha accolto non può continuare ad ospitarlo, provvederemo a trovargli un’altra sistemazione in famiglia.
Per ulteriori informazioni basta collegarsi a https://refugees-welcome.it

Rifugiato e richiedente asilo
Nel sito di Refugees welcome si trovano anche l’interessante e importante distinzione tra rifugiato e quella di richiedente asilo.
“Dal punto di vista giuridico-amministrativo, il rifugiato è una persona cui è riconosciuto lo status omonimo perché, se tornasse nel proprio paese d’origine, potrebbe essere vittima di persecuzioni.
Un richiedente asilo è una persona che, avendo lasciato il proprio paese, chiede il riconoscimento dello status di rifugiato o altre forme di protezione internazionale. Fino a quando non viene presa una decisione definitiva dalle autorità competenti di quel paese (in Italia è la Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato), la persona è un richiedente asilo e ha diritto di soggiornare regolarmente nel paese, anche se è arrivato senza documenti d’identità o in maniera irregolare.”

Rifugiati climatici e rifugiati di guerra
La convenzione di Ginevra del 1951 definisce rifugiato “chiunque, per causa di
avvenimenti anteriori al 1° gennaio 1951 e nel giustificato timore d’essere
perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua
appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova
fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non
vuole domandare la protezione di detto Stato; oppure a chiunque, essendo apolide e
trovandosi fuori dei suo Stato di domicilio in seguito a tali avvenimenti, non può o, per
il timore sopra indicato, non vuole ritornarvi.”

Sul sito di Refugees Welcome prima indicato, inoltre, si legge che “Per persecuzioni s’intendono azioni che, per la loro natura o per la frequenza, sono una violazione grave dei diritti umani fondamentali, e sono commesse per motivi di razza, religione, nazionalità, opinione politica o appartenenza a un determinato gruppo sociale.”
Il requisito essenziale sembra quindi essere proprio il “timore di essere perseguitati” quindi se quando arrivano in Europa carichiamo queste persone di nuovi timori li costringiamo a scappare per sempre.

Magari scappano per evitare la morte del corpo, qui non ricevono nessuna minaccia di morte ma vengono uccisi dallo sguardo dei passanti per le strade, dalle parole di coloro le cui menti sono plasmate dai media e l’immigrato medio viene spogliato della propria dignità ogni volta che riceve il proprio misero stipendio o non riesce a trovare lavoro per anni.
Purtroppo però, sia la Convenzione di Ginevra che i media non fanno cenno all’esistenza dei rifugiati climatici che quindi non possono ricevere un adeguato sostegno.
Nella mozione 5 della sintesi delle mozioni per il 23° congresso NFI si legge che “Uno studio di Greenpeace ha rilevato che nel 2015 sono stati individuati 20 milioni di rifugiati ambientali e 8,5 milioni di rifugiati di guerra”.
I rifugiati climatici esistono e sono numericamente di più dei rifugiati di guerra. A proposito di ciò, Naturefriends richiede (Mozione 5 art. 5.5 del Congresso di Lage Vuursche in Olanda): “L’elaborazione di un protocollo speciale alla Convenzione quadro sui cambiamenti climatici, che è particolarmente orientata ai migranti climatici e comprende misure di aiuto, formazione e ritorno degli immigrati, nonché la possibilità di trasferire persone in aree ad alto rischio.”

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