By Bijay Dev Pant

General Secretary, Friends of Nature- Nepal

E-mail: bijaydev01@gmail.com WhatsApp +9779851107278

 

Il 26 agosto 2026, il ghiacciaio Langtang, in Nepal, è crollato vicino al confine tra Nepal e Tibet; l’evento è noto anche come “valanga di detriti e inondazione Nepal-Tibet”. Il fenomeno ha avuto origine presso il ghiacciaio Langtang, in Nepal, per poi propagarsi in Tibet e rientrare in territorio nepalese attraverso il confine. È considerato uno dei disastri naturali più distruttivi della regione nella storia documentata. Non si è trattato né di una normale inondazione monsonica né di una tipica inondazione da rottura di un lago glaciale (GLOF).

Si tratta di un evento che desta preoccupazione per l’intera popolazione dell’area himalayana, comprendente Tibet (Cina), Nepal, India, Bhutan, Pakistan, Bangladesh e Myanmar. È stato definito uno “tsunami himalayano”.

Cosa è accaduto realmente

–Crollo di una massa di ghiaccio con rocce e materiale morenico: Intorno alle 08:37 (ora del Nepal) del 26 agosto, un’enorme porzione (circa 0,2 km² / 49 acri) di ghiaccio sospeso e della roccia sottostante è crollata da un’altitudine di circa 5.200 metri, vicino alla parete nord del monte Langtang Lirung.

–Caduta e scossa sismica: La massa di ghiaccio e roccia è precipitata verticalmente per circa 1.200 metri (3.900 piedi) nella valle sottostante. L’energia cinetica dell’impatto è stata talmente elevata che i sismografi di tutto il mondo hanno rilevato un segnale sismico di magnitudo 5,2, inizialmente scambiato per un terremoto.

–Calore da attrito e ondata di piena: L’attrito e l’impatto hanno fuso istantaneamente enormi quantità di ghiaccio – forse caduto su una base di permafrost – generando una miscela densissima di acqua, fango, roccia e ghiaccio. Il flusso impetuoso ha attraversato il torrente Lhende Khola riversandosi nei sistemi fluviali Bhote Koshi e Trishuli, raggiungendo velocità stimate prossime ai 150 km/h nel passaggio attraverso le strette gole himalayane

Assenza di precipitazioni: le autorità locali hanno riferito che quella mattina non vi sono state piogge. Poiché l’evento è stato causato esclusivamente dal cedimento di un pendio ghiacciato ad alta quota, i sistemi di allerta a valle – installati per il monitoraggio meteorologico o dei rischi di inondazione da rottura di laghi glaciali (GLOF) – non hanno fornito avvisi tempestivi.

Impatto umanitario e bilancio delle vittime

Vittime e dispersi: i rapporti ufficiali confermano oltre 1.342 decessi e più di 4.996 dispersi in tutto il Nepal (principalmente nei distretti di Rasuwa, Nuwakot e Dhading, situati a valle lungo il bacino del fiume Trishuli), oltre a più di 40 vittime e circa 541 dispersi nella contea di Gyirong, in Tibet (Cina); tra i dispersi in quest’area figurano 261 cittadini stranieri in visita al Monte Kailash. Migliaia di persone risultano ancora disperse, con corpi trascinati dalla corrente fino a 240 km a valle, nel vicino territorio indiano.

Impatto sulle persone: 21.465 unità appartenenti all’Esercito del Nepal, alla Polizia Armata e alla Polizia del Nepal sono state mobilitate insieme a migliaia di volontari e a una flotta di elicotteri per le operazioni di soccorso. Diversi esperti di salvataggio in galleria sono giunti da India, Cina e altri paesi. Ad oggi 7/9/2026, momento in cui redigo questo rapporto, circa 13.391 persone sono state trasferite dall’area colpita verso luoghi sicuri e circa 6.083 persone sono in cura presso vari ospedali del Nepal.

Sfollati e feriti: oltre 5.300 persone hanno riportato gravi lesioni ed intere comunità, situate lungo un tratto di 70-100 km del corridoio fluviale, sono state evacuate..

 

Distruzione delle infrastrutture e dell’economia

Sebbene l’entità complessiva dei danni economici non sia ancora stata definita — dato che diverse cittadine e villaggi risultano completamente sommersi da fango e detriti e circa 700 container su ruote, carichi di merci provenienti dalla Cina e diretti in Nepal, sono stati trascinati via su entrambi i lati del confine — è prematuro tentare una quantificazione precisa in questa fase. Tuttavia, i seguenti punti illustrano la vastità dei danni subiti:

Distruzione delle strutture di frontiera: Il valico di Rasuwagadhi/Gyirong — snodo vitale per il commercio bilaterale, responsabile di circa il 30% degli scambi terrestri tra Nepal e Cina — è stato colpito pochi minuti dopo il crollo ed è andato quasi completamente distrutto.

Distruzione di trasporti e centri abitati: L’improvvisa piena del 26 agosto, che ha interessato i bacini dei fiumi Bhote Koshi e Trishuli, ha gravemente danneggiato insediamenti, centri commerciali e infrastrutture. Tra le località, i villaggi e i siti chiave maggiormente colpiti figurano:

Rasuwa Distric Timure Market, Rasuwagadhi / Gyirong

Port Area, Syabrubesi, Gosaikunda &

Kalika Rural Municipalities,

Laharepauwa & Khalte

 

Nuwakot District

 

Dhungesanghu / Dhungebazar, Trishuli

Bazaar, Battar & Surrounding

Settlements

 

Dhading District & Downstream Galchi, Malekh

 

Sono stati spazzati via oltre 35 ponti e circa 40 km di arterie stradali fondamentali, inclusa la strada Betrawati-Rasuwagadhi che collega Kathmandu alla Cina.

Danni economici: Le stime preliminari dei danni in Nepal superano i 3,5 miliardi di dollari USA (oltre 536 miliardi di rupie nepalesi), rappresentando un duro colpo per l’economia nazionale.

Danni al settore dell’energia verde del Nepal: Il sistema fluviale del fiume Trishuli è uno dei principali del Paese e un importante affluente del sistema del Sapta Gandaki; vi erano già impianti idroelettrici in funzione e diversi altri grandi progetti in fase di costruzione. Infrastrutture idroelettriche ed energetiche: Numerosi impianti idroelettrici critici lungo il fiume Trishuli sono stati sommersi o invasi da milioni di tonnellate di fango e massi. Strutture delle dighe, gallerie di adduzione, centrali elettriche, sottostazioni e linee di trasmissione hanno subito danni fisici catastrofici. Alcuni impianti erano completati e in fase di collaudo, mentre altri erano in fase di ultimazione. Nove progetti generavano complessivamente 335 MW di elettricità, mentre altri cinque, in costruzione, avrebbero dovuto produrne 394 MW; si registra quindi una perdita diretta di circa 1,2 miliardi di dollari USA per il settore energetico.

Progetti di produzione elettrica distrutti

N. Nome del progetto Potenza MW   Distretto
1 Rashuwagadhi Hydro Electricity 111 Rashuwa  
2 Sanjen River 78 Rashuwa  
3 Mailang Khola 5 Rashuwa  
4 Langtang Khola 20 Rashuwa  
5 Chilime 22 Rashuwa  
6 Trishuli Hydropower 24 Nuwakot  
7 Devighat Hydropower 14,1 Nuwakot  
8 Upper Trishuli 3A 60 Nuwakot  
9 Solar Power Plant 25 Nuwakot  
    335,1 MW    

 

Progetti in costruzione distrutti

N. Nome del progetto Potenza MW   Distretto
1 Upper Trishuli 1 216 Rashuwa  
2 Rashuwa-Bhotekoshi 120 Rashuwa  
3 Upper Mailung A 6,42 Rashuwa  
4 Upper Trishuli 3B 37 Nuwakot  
5 Middle Trishuli Ganga 15,6 Nuwakot  
    395,02 MW    

 

Effetti del cambiamento climatico sull’Himalaya

Nell’ultimo decennio (2016–2026), la regione himalayana – in particolare Nepal e India – è stata colpita da almeno 10 eventi di grande entità quali GLOF (inondazioni da rottura di laghi glaciali) e piene improvvise ad alta quota causate dal cambiamento climatico.

Tali eventi sono scatenati dalla rottura di morene, dal crollo di ghiacciai sospesi o di pareti rocciose,oppure da fenomeni combinati di nubifragio e valanga.Eventi principali in Nepal

5 luglio 2016 – GLOF del Bhote Koshi: La rottura del lago glaciale Gongbu Tsho, in Tibet, ha innescato un rilascio d’acqua ad alta velocità verso valle, nel distretto nepalese di Sindhupalchok. L’evento ha distrutto tratti della strada Araniko, il valico di frontiera di Tatopani e la centrale idroelettrica Upper Bhote Koshi.

20 aprile 2024 – Rottura del lago Birendra: Una valanga di ghiaccio e roccia è precipitata nel lago Birendra, nell’area del Manaslu (distretto di Gorkha), provocando un’ondata di piena lungo il fiume Budhi Gandaki che ha distrutto ponti e sentieri locali.

16 agosto 2024 – GLOF di Thame: Il superamento dell’argine e la successiva rottura del lago glaciale a monte, il Thyanbo, ne hanno causato lo svuotamento di metà volume nel giro di poche ore. L’inondazione risultante ha distrutto oltre la metà del villaggio di Thame (regione del Solukhumbu/Everest), spazzando via scuole, abitazioni e infrastrutture locali.

Maggio 2025 – GLOF della valle di Limi: La rottura di un lago glaciale nella remota regione di Humla ha inondato la valle di Limi, causando gravi danni ai terreni agricoli e ai sentieri storici.

26 agosto 2026 – Crollo del ghiacciaio Langtang e colata di detriti: Un imponente crollo montuoso ad alta quota, che ha coinvolto ghiaccio di ghiacciai sospesi e roccia madre nei pressi del confine tra Nepal e Cina, ha scatenato una catastrofica valanga di detriti lungo i fiumi Lhende e Trishuli. L’ondata ha distrutto le infrastrutture di frontiera di Rasuwagadhi, danneggiato dighe idroelettriche e causato distruzioni diffuse. Eventi principali in India

L’alluvione di Kedarnath – spesso definita il primo “tsunami dell’Himalaya” – si è verificata tra il 16 e il 17 giugno 2013 nello stato indiano settentrionale dell’Uttarakhand. È annoverata tra i disastri naturali più letali della storia moderna dell’India.

Dettagli chiave del disastro / Cause scatenanti

Monsone torrenziale e nubifragi: la regione è stata colpita da un afflusso senza precedenti di piogge monsoniche anticipate (375% oltre la norma), accompagnate da violenti nubifragi sulle vette dell’Himalaya tra il 14 e il 17 giugno.

Evento GLOF (rottura del lago Chorabari): le piogge incessanti e il rapido scioglimento della neve hanno causato, la mattina del 17 giugno, la rottura della diga morenica del lago Chorabari (Gandhi Sarovar), situato ad alta quota proprio sopra il santuario di Kedarnath. Milioni di metri cubi d’acqua, fango denso e massi enormi si sono riversati a valle lungo il bacino del fiume Mandakini.

 

(Questo evento è definito il “Primo Tsunami dell’Himalaya”, ma la causa non è stata analoga a quella del recente disastro di Langtang in Nepal)

Impatto e distruzione:

Perdita di vite umane: Ufficialmente, si è stimato che oltre 5.700-6.000 persone fossero morte o disperse. Le stime non ufficiali suggeriscono un bilancio delle vittime molto più elevato, data l’elevata densità di pellegrini presenti per il *Char Dham Yatra*.

Distruzione diffusa: Le località lungo la valle del Mandakini — tra cui Kedarnath, Rambara e Gaurikund — sono state quasi completamente rase al suolo o gravemente danneggiate. Strade, ponti, hotel e infrastrutture in 12 dei 13 distretti dell’Uttarakhand sono stati spazzati via, lasciando oltre 100.000 pellegrini bloccati tra le montagne.

Il miracolo del tempio di Kedarnath:

Mentre l’abitato circostante veniva distrutto, l’antica struttura del tempio di Kedarnath (risalente all’VIII secolo) è rimasta intatta. Un enorme masso (ora chiamato *Bheem Shila*) è stato trasportato a valle dalla piena e si è incastrato proprio dietro il santuario principale, deviando la forza dei detriti e dell’acqua attorno al tempio invece di schiacciarlo.

7 febbraio 2021 – Disastro di Chamoli (Rishi Ganga), Uttarakhand: Una grande massa di ghiaccio glaciale sospeso e roccia madre si è staccata dalla vetta Ronti, precipitando per circa 1.800 metri. L’improvvisa ondata di piena risultante — composta da fango, ghiaccio e roccia — si è abbattuta con violenza lungo i fiumi Rishiganga e Dhauliganga, distruggendo la centrale elettrica di Rishiganga, danneggiando gravemente il progetto Tapovan Vishnugad e causando la morte di quasi 200 persone.

23 aprile 2021 – Esondazione nella valle di Sumna/Niti, Uttarakhand: L’improvvisa rottura di un lago glaciale d’alta quota, combinata con una violenta tempesta di neve, ha causato un’improvvisa inondazione lampo vicino a Sumna, lungo il confine tra India e Cina, provocando vittime tra i lavoratori di un cantiere.

4 ottobre 2023 – GLOF (inondazione da rottura di lago glaciale) del lago South Lhonak, Sikkim: una frana rocciosa nel lago South Lhonak ha provocato la rottura della diga morenica. Oltre 50 milioni di metri cubi d’acqua si sono riversati nel bacino del fiume Teesta, travolgendo la diga idroelettrica Teesta III (da 1.200 MW), distruggendo accampamenti militari e ponti, e causando la morte di oltre 100 persone.

Regione himalayana più ampia (Bhutan e Tibet)

20 giugno 2019 – GLOF del lago Lemthang Tsho, Bhutan: la rottura del lago glaciale Lemthang Tsho, nel bacino del fiume Mochhu, ha scatenato un’inondazione improvvisa a valle, distruggendo ponti e sentieri nel Bhutan settentrionale.

26 giugno 2020 – GLOF del lago Jinru Co, Tibet (Cina): il lago glaciale Jinru Co, nell’Himalaya tibetano, ha subito una rottura improvvisa, rilasciando oltre 30 milioni di metri cubi d’acqua e provocando gravi inondazioni a valle lungo i corsi d’acqua della regione.

La causa: mentre scienziati e geologi di tutto il mondo cercano di comprendere la dinamica dell’evento, vi è consenso sulla causa scatenante principale: l’anidride carbonica immessa nell’ambiente ha provocato un aumento delle temperature, che a sua volta ha causato lo scioglimento dei ghiacci.

Le GLOF di tipo tradizionale (rottura della morena dovuta a livelli idrici elevati) sono sempre più spesso accompagnate dagli effetti di altri fenomeni, riconducibili essenzialmente ai cambiamenti climatici. Le temperature sono in aumento a causa del cambiamento climatico, delle emissioni di CO2 nell’atmosfera e del cosiddetto riscaldamento globale. Di conseguenza, in alcune aree dell’Himalaya, al posto della neve cade pioggia. L’acqua piovana scioglie la neve e provoca la fusione interna del permafrost millenario, indebolendone la struttura. Pertanto, se masse di ghiaccio o roccia precipitano in tali laghi o lungo i pendii delle montagne innevate, possono spostare istantaneamente milioni di tonnellate d’acqua mescolata a permafrost instabile.

Rischio accresciuto: I laghi glaciali dell’Himalaya continuano ad aumentare di volume e superficie a causa dell’innalzamento delle temperature montane, accrescendo l’esposizione complessiva delle comunità a valle e delle infrastrutture idroelettriche.

Crolli di ghiaccio o di pareti montuose: Alla luce del recente incidente di Langtang, emerge il rischio che tali crolli possano verificarsi nel prossimo futuro; sempre più aree dell’Himalaya registrano infatti minori precipitazioni nevose – e quindi una riduzione della massa glaciale – e talvolta precipitazioni piovose, fenomeni riconducibili ai cambiamenti climatici.

Anche i ghiacciai sottostanti si stanno espandendo a causa del progressivo scioglimento del permafrost. Se masse di ghiaccio o porzioni di pareti montuose dovessero crollare in tali laghi, eventi di questo tipo potrebbero verificarsi in molte località.

Chi è responsabile e chi deve risarcire:I primi 10 paesi per emissioni sono responsabili, da soli, di quasi il 75% delle emissioni globali totali.

Principali paesi emettitori di CO₂ a livello globale

Pos. Paese / Regione   Quota delle emissioni globali (%)
1 Cina   ~32% – 34%
2 Stati Uniti   ~12%
3 India   ~7,6%
4 Unione Europea (UE-27)   6,0% – 6,5%
5 Russia   ~5,3%
6 Giappone   ~2,4%
7 Iran   ~2,0%
8 Indonesia   ~1,7%
9 Arabia Saudita   ~1,6%
10 Canada   ~1,5%

 

Le “Big Five”: Cina, Stati Uniti, India, UE e Russia sono i principali paesi emettitori di carbonio.

Le “Big Three”: Cina, Stati Uniti e India producono complessivamente oltre la metà di tutte le emissioni globali di carbonio di origine fossile.

Differenze pro capite: Sebbene Cina e India registrino elevate emissioni totali a causa della vasta popolazione e dell’intensa attività manifatturiera, paesi come Stati Uniti, Canada, Arabia Saudita e Australia si collocano molto più in alto se si considerano le emissioni pro capite.

Secondo i dati del database EDGAR (Emissions Database for Global Atmospheric Research) della Commissione Europea, i principali indicatori relativi alle emissioni totali annue di CO₂ di origine fossile e alle emissioni pro capite si confrontano come segue:

Profilo delle emissioni: Cina, USA, India e UE (UE-27)

Paese / Re gione Emissioni annuali di CO₂ fossile Quota delle emissioni globali (%) Emissioni di CO₂ pro capite
Cina ~13,1 miliardi di tonnellate ~33,1% ~9,1 – 9,2 t/persona
Stati

Uniti

~4,6 miliardi di tonnellate ~11,7% ~13,6 – 13,8 t/persona
India ~3,1 miliardi di tonnellate ~8,0% ~2,2 t/persona
Union e Eur opea (UE-27) ~2,5 miliardi di tonnellate ~6,0% ~5,6 – 5,7 t/persona

 

Qual è la situazione del Nepal?

Il Nepal è responsabile di circa lo 0,04% delle emissioni globali di anidride carbonica (CO₂) di origine fossile. Eppure, il Paese è ripetutamente vittima di tali fenomeni, oltre a essere vulnerabile a molti altri eventi simili in futuro. Se si considerano le emissioni complessive di gas serra (che includono metano e protossido di azoto, derivanti prevalentemente dall’agricoltura e dall’uso del suolo oltre che dai combustibili fossili), la quota del Nepal è pari a circa lo 0,08% del totale globale.

Dati chiave relativi all’impronta di carbonio del Nepal:

Emissioni annuali di CO₂ di origine fossile: ~15,9 milioni di tonnellate metriche

Emissioni pro capite di CO₂: ~0,5 tonnellate a persona all’anno (rispetto a una media globale di ~4,7 tonnellate a persona)

Fonti principali: trasporti, combustione industriale, energia da biomassa/edilizia e produzione di mattoni.

Il predominio dell’energia idroelettrica mantiene basse le emissioni operative della rete elettrica.

È un aspetto sfuggito agli esperti o viene ignorato da tutti? No. La questione è stata sollevata più volte. Esperti, sia in Nepal che all’estero, lo hanno fatto presente. Tuttavia, la maggior parte delle ricerche si è concentrata sui GLOF (inondazioni da rottura di laghi glaciali) e sugli effetti di piogge torrenziali o colate di fango. È invece necessario affrontare lo studio dei crolli di ghiaccio o dei crolli montuosi da una nuova prospettiva.

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, durante la sua storica visita alla regione dell’Everest in Nepal il 30 ottobre 2023, ha tenuto un discorso sollecitando un’azione globale contro il cambiamento climatico e affermando quanto segue:  “Fermate la follia”: ai piedi del Monte Everest, Guterres ha esortato i leader mondiali a “fermare la follia” del cambiamento climatico e ad accelerare la transizione abbandonando i combustibili fossili.

“I tetti del mondo stanno crollando”: Ha avvertito che i ghiacciai dell’Himalaya si stanno sciogliendo a ritmi allarmanti — il 65% più velocemente nell’ultimo decennio rispetto a quello precedente — mettendo a rischio di estinzione le comunità e la sicurezza idrica.

Minaccia alle risorse idriche globali: Ha sottolineato che i ghiacciai himalayani fungono da serbatoi idrici fondamentali, alimentando importanti sistemi fluviali (come il Gange, l’Indo e il Brahmaputra) da cui dipendono quasi 2 miliardi di persone, e ha messo in guardia contro una possibile catastrofe qualora le portate dei fiumi dovessero ridursi.

Appello per la giustizia climatica: Ha evidenziato come nazioni vulnerabili quali il Nepal contribuiscano in misura praticamente nulla alle emissioni globali di carbonio, subendo tuttavia impatti sproporzionati; ha quindi esortato i paesi sviluppati ad alte emissioni a limitare il riscaldamento globale a 1,5°C e a fornire fondi per l’adattamento climatico.

Non si può dire che tali eventi non fossero stati previsti, ma al momento non è possibile stabilire dove e come si verificheranno questi disastri. È dunque necessario condurre ricerche sull’Himalaya — monitorando l’accumulo e lo scioglimento dei ghiacci — al fine di poter formulare previsioni tempestive. Occorre sviluppare un meccanismo di allerta transfrontaliero estremamente preciso per salvaguardare la popolazione. Il trasferimento immediato di persone, centri abitati e villaggi dalle fasce fluviali alle zone più elevate deve avvenire su basi scientifiche. C’è ancora molto da fare… Il Nepal attende con interesse di vedere come l’ONU e gli altri paesi intenderanno procedere.

Giustizia climatica?

È giunto il momento di affrontare la situazione di paesi a basse emissioni come il Nepal: una nazione che sta sviluppando le proprie infrastrutture puntando su energie rinnovabili pulite ed ecologiche, ma che sta diventando la principale vittima di disastri naturali indotti dall’uomo — scatenati dallo sviluppo insostenibile di paesi mossi dall’avidità. È necessario avviare un dibattito e individuare meccanismi concreti per garantire giustizia. Una giustizia climatica reale e tangibile!

Il Gruppo direttivo per la giustizia climatica di “Friends of Nature” (organizzazione internazionale) discute da tempo di questioni climatiche e di giustizia climatica. Anch’io partecipo a tali discussioni, ma al momento non ne vedo alcun risultato concreto. Cosa si può fare in futuro? E in che modo il Nepal potrà trarre beneficio da questo evento e dalle ulteriori discussioni?

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