Dagli incendi a Fontainebleau, in Francia, e dalla siccità in Austria fino alle devastanti inondazioni causate dalle forti piogge in Togo e alle catastrofiche piene glaciali in Nepal, il 2026 ha dimostrato ancora una volta che la crisi climatica non è una minaccia lontana. Sta già trasformando comunità, ecosistemi, risorse idriche e mezzi di sussistenza in tutto il mondo.
La crisi climatica non si manifesta allo stesso modo ovunque. E sebbene gli impatti siano globali, la capacità di affrontarli non lo è. Le comunità e i paesi che hanno contribuito meno alle emissioni globali di gas serra sono spesso tra i più vulnerabili alle sue conseguenze.
Austria: quando l’acqua scompare dalle montagne
Nel 2026 l’Austria ha vissuto un anno eccezionalmente secco. Secondo GeoSphere Austria, la primavera del 2026 è stata la più arida mai registrata nel Paese in 169 anni di rilevazioni climatiche, con precipitazioni inferiori del 50% rispetto alla media del periodo 1991-2020. Le condizioni di siccità sono proseguite fino alla fine dell’estate. Le conseguenze si sono fatte sentire ben oltre l’agricoltura e le foreste: la carenza d’acqua è diventata un problema anche sulle Alpi.
Didi, presidente dell’associazione Naturefriends di Mauthausen (Alta Austria), ha condiviso un video toccante che mostra la situazione drammatica del torrente Gusen, lanciando un appello per una maggiore consapevolezza e per un’azione concreta.
“Dobbiamo iniziare a cambiare prospettiva, a pensare in modo più rispettoso dell’ambiente e a gestire meglio le nostre risorse. Credo che noi esseri umani abbiamo tutti i mezzi necessari per superare questa crisi. Dobbiamo solo unirci e collaborare davvero!”
L’estate ha inoltre messo in luce la vulnerabilità dei rifugi alpini. Diverse strutture dei Naturefriends in Austria hanno subito gravi carenze idriche. Il rifugio Leopold-Happisch-Haus, situato a 1.914 metri nel massiccio del Tennengebirge, è stato costretto a chiudere temporaneamente dopo che le riserve di acqua potabile e di acqua piovana si erano esaurite e la sorgente che alimentava la struttura aveva smesso di sgorgare.
Presso l’Anton-Proksch-Haus a Werfenweng è stato necessario chiudere le docce, mentre al Wallerseehaus l’acqua corrente era disponibile solo in determinati orari.
Ciò che un tempo sembrava garantito – acqua a sufficienza in montagna – non può più essere dato per scontato. Per le comunità montane, gli escursionisti e i gestori dei rifugi, gli effetti del cambiamento climatico stanno diventando tangibili in luoghi che molti di noi associano all’abbondanza d’acqua.
Francia: foreste trasformate in polveriere
In Francia, quest’estate è emerso un altro volto drammatico della crisi climatica: gli incendi boschivi.
La foresta di Fontainebleau, uno dei paesaggi naturali più iconici nei pressi di Parigi, è stata colpita a luglio da una serie eccezionale di incendi. Sono andati bruciati circa 2.000 ettari, pari a circa il 10% dell’intera area boschiva. A alimentare i roghi hanno contribuito l’estrema siccità, il vento e le caratteristiche specifiche del suolo forestale.
Gli incendi hanno avuto un impatto diretto sulla rete locale di Naturefriends: nei Vosgi, lo chalet-campeggio Naturefriends di Bouzey (Chaumousey) è stato evacuato a causa di un incendio boschivo scoppiato nelle vicinanze. Nella Loira Atlantica, il campeggio Naturefriends di Préfailles è scampato per un soffio al rogo che ha devastato oltre 80 ettari nei dintorni di La Plaine-sur-Mer, distruggendo una struttura ricettiva confinante. Infine, nell’Île-de-France, la struttura “La Ferme du Coquibus” a Milly-la-Forêt, situata all’interno del massiccio di Fontainebleau, rimane particolarmente vulnerabile. Circondata da boschi e brughiere sempre più colpiti dalla siccità, questa struttura Naturefriends dimostra come i rischi legati al clima stiano raggiungendo paesaggi un tempo considerati relativamente al riparo da incendi boschivi su larga scala.
Gli incendi di Fontainebleau sono stati infine domati, ma i danni sono stati ingenti. L’associazione francese Naturefriends ha chiarito che attendere un’altra estate catastrofica non è un’opzione percorribile: è necessario rafforzare subito le misure di adattamento, prevenzione e mitigazione climatica. Togo: Troppa acqua in troppo poco tempo
Mentre molti paesi europei soffrivano per la scarsità d’acqua, il Togo ha dovuto affrontare l’estremo opposto: un eccesso d’acqua arrivato troppo rapidamente. Alla fine di giugno 2026, forti piogge hanno inondato l’area della Grande Lomé e le regioni limitrofe, saturando i bacini di ritenzione e danneggiando abitazioni e strade.
Anche presso l’Arboretum Park di Kpalimé – un progetto sostenuto dal Naturefriends Climate Fund – le forti precipitazioni hanno causato danni e provocato ristagni d’acqua attorno ai giovani alberi. I partner locali sono dovuti intervenire con misure di emergenza supplementari per drenare l’acqua e proteggere le piante. Joseph, uno dei nostri partner in Togo, ha documentato la situazione in un video.
Per le comunità già in difficoltà, le conseguenze vanno ben oltre l’inondazione in sé: perdita di reddito, interruzione delle attività agricole e costosi interventi di ripristino.
Nepal: Quando le montagne diventano instabili
Il 26 agosto, un crollo di ghiaccio, roccia e detriti ha scatenato inondazioni improvvise lungo il confine tra Nepal e Tibet, distruggendo villaggi, strade, ponti e centrali idroelettriche e causando sofferenze indicibili. Al 9 settembre, le autorità nepalesi preposte alla gestione delle catastrofi segnalavano circa 1.369 vittime e oltre 5.000 dispersi. Gli scienziati attribuiscono il crollo al ritiro dei ghiacciai e all’instabilità del permafrost, fenomeni causati dal cambiamento climatico.
Per la nostra organizzazione partner, Naturefriends Nepal, il disastro rappresenta anche un duro promemoria dell’ingiustizia insita nella crisi climatica. Bijay Dev Pant, Segretario Generale di Naturefriends Nepal, ha espresso il concetto in questi termini:
“Oggi vediamo che i paesi a basse emissioni di carbonio, come il Nepal […], stanno diventando le principali vittime di disastri naturali causati dall’uomo […] È necessario un dibattito e un meccanismo concreto per garantire giustizia. Una giustizia climatica reale!”
Il contributo del Nepal alle emissioni globali di CO₂ è irrisorio rispetto a quello delle grandi economie industrializzate. Eppure, la sua popolazione è sempre più esposta alle conseguenze di un clima in rapida evoluzione.
Un’unica crisi, realtà diseguali
Queste quattro storie possono sembrare diverse, ma fanno parte dello stesso quadro. Il cambiamento climatico amplifica i rischi esistenti in modi differenti a seconda della geografia e delle risorse; l’Europa, in generale, dispone di una capacità molto maggiore di prepararsi, potenziare le infrastrutture e riprendersi rispetto a paesi come il Togo o il Nepal, che hanno contribuito solo in minima parte alle emissioni globali. L’azione per il clima non può limitarsi alla riduzione delle emissioni: deve includere adattamento, resilienza e solidarietà.
Aiutaci a sostenere la giustizia climatica!
Da quasi dieci anni, il Naturefriends Climate Fund sostiene iniziative locali nei paesi africani, che spaziano dalla piantumazione di alberi a misure per contrastare siccità e inondazioni. Le nostre associazioni membri e i nostri partner in Africa sanno meglio di chiunque altro di cosa hanno bisogno.
Non possiamo fermare la crisi climatica, ma possiamo aiutare le persone ad affrontare le sfide che le attendono. Sostenendo il Climate Fund, ti schieri al fianco di chi è più duramente colpito dal cambiamento climatico e, ciononostante, dispone di scarsi mezzi per proteggersi! Fondo per il Clima Naturefriends
Didi, Presidente di Naturefriends Mauthausen (Alta Austria): Video
Naturefriends Togo e il progetto del Fondo per il Clima “Arboretum-Park” a Kpalimé: Video




