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* Remigrazione e salute pubblica: il Position Paper di ISDE Italia porta il dibattito sul terreno della salute (riportato integralmente)

 

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Stiamo preparando una generazione più vulnerabile ai disturbi del neurosviluppo?

 

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Remigrazione e salute pubblica: il Position Paper di ISDE Italia porta il dibattito sul terreno della salute

30 Luglio 2026

Le politiche migratorie non possono essere valutate esclusivamente sul piano della sicurezza o del controllo delle frontiere, ma anche per gli effetti che producono sulla salute delle persone e delle comunità.

È questo il messaggio centrale del Position Paper di ISDE Italia – Associazione Medici per l’Ambiente, dedicato al tema della remigrazione e della salute pubblica. I contenuti del documento sono illustrati nell’articolo di Francesco Romizi, pubblicato sulla rivista Epidemiologia & Prevenzione, che propone una lettura del fenomeno migratorio fondata sulle evidenze scientifiche, sui determinanti sociali della salute e sui principi della prevenzione.

Il documento propone un approccio fondato sulle evidenze scientifiche e sulla tutela della salute pubblica, spostando il dibattito dalle contrapposizioni politiche ai determinanti della salute. Secondo ISDE, infatti, il benessere delle persone non dipende soltanto dall’assistenza sanitaria, ma anche da fattori sociali come il lavoro, il reddito, l’abitazione, l’istruzione, la qualità dell’ambiente, le relazioni sociali e la stabilità giuridica. Per questo motivo, le politiche pubbliche diventano esse stesse politiche di salute.

Discriminazione ed esclusione incidono sulla salute

Il documento richiama un’ampia letteratura scientifica che dimostra come discriminazione, precarietà e marginalizzazione siano associate a un aumento del rischio di depressione, ansia, disturbi da stress cronico e difficoltà di accesso ai servizi sanitari. Non si tratta soltanto di una questione di diritti o di principi costituzionali, ma di un problema di sanità pubblica con effetti misurabili sulla salute individuale e collettiva.

Secondo ISDE, inoltre, le conseguenze delle politiche pubbliche non riguardano esclusivamente le persone direttamente interessate, ma influenzano il funzionamento dell’intera società. Comunità caratterizzate da paura, stigmatizzazione ed esclusione risultano infatti meno coese e più vulnerabili anche dal punto di vista sanitario.

La lezione della pandemia

Il documento ricorda come la pandemia di Covid-19 abbia evidenziato che la salute è un bene indivisibile. Quando una parte della popolazione vive ai margini o rinuncia alle cure per timore di conseguenze amministrative o sociali, aumentano i rischi per l’intera collettività. Le malattie infettive, così come molte patologie croniche e i disturbi della salute mentale, seguono infatti le fratture sociali molto più dei confini geografici.

 

Migrazioni, ambiente e crisi climatica

ISDE invita anche a leggere il fenomeno migratorio in una prospettiva più ampia. Guerre, persecuzioni, disuguaglianze economiche, instabilità politica, degrado ambientale, cambiamenti climatici, desertificazione e perdita di biodiversità rappresentano cause strettamente intrecciate degli attuali movimenti migratori. Il documento richiama l’attenzione sul crescente fenomeno dei migranti climatici e sottolinea come intervenire soltanto sulle conseguenze, senza affrontarne le cause, significhi rinunciare alla prevenzione primaria.

Per questo l’associazione richiama il principio cardine della medicina preventiva: eliminare o ridurre le cause del problema prima che se ne manifestino gli effetti. Trasferito alle migrazioni, questo significa investire nella tutela dell’ambiente, nella cooperazione internazionale, nella riduzione delle disuguaglianze, nella prevenzione dei conflitti e nella giustizia climatica.

Un tema che riguarda anche il futuro dell’Europa

Il documento evidenzia inoltre come l’Europa stia affrontando un rapido invecchiamento della popolazione e una riduzione della forza lavoro. In questo contesto, i lavoratori migranti rappresentano già oggi una componente essenziale di settori come la sanità, l’assistenza agli anziani, l’agricoltura, la logistica e molti altri servizi fondamentali. Le loro condizioni di salute e il loro accesso alle cure incidono direttamente sulla tenuta dei sistemi sanitari e di welfare.

ISDE precisa che la propria posizione non mette in discussione il diritto degli Stati a governare i flussi migratori o ad applicare le norme vigenti in materia di immigrazione e asilo. Il punto, sottolinea il documento, è che qualunque scelta politica dovrebbe essere valutata anche alla luce delle conseguenze che produce sulla salute delle persone e sulla qualità della convivenza civile.

Salute, ambiente e società sono inseparabili

La riflessione si conclude richiamando i paradigmi della One Health e della Planetary Health, sempre più centrali nella ricerca scientifica internazionale. Di fronte a sfide globali come crisi climatica, degrado degli ecosistemi, perdita di biodiversità, pandemie e aumento delle disuguaglianze, la salute umana, quella dell’ambiente e quella delle comunità non possono essere considerate separatamente.

Secondo ISDE, una società che alimenta esclusione e discriminazione non produce soltanto maggiori disuguaglianze, ma anche meno salute. È questo il contributo che l’associazione intende offrire al dibattito pubblico: ricordare che la salute si costruisce non solo negli ospedali, ma anche attraverso politiche sociali, ambientali e istituzionali capaci di favorire inclusione, coesione e benessere collettivo.

art_ET_remigrazione_24.07.docxIl documento propone un approccio fondato sulle evidenze scientifiche e sulla tutela della salute pubblica, spostando il dibattito dalle contrapposizioni politiche ai determinanti della salute. Secondo ISDE, infatti, il benessere delle persone non dipende soltanto dall’assistenza sanitaria, ma anche da fattori sociali come il lavoro, il reddito, l’abitazione, l’istruzione, la qualità dell’ambiente, le relazioni sociali e la stabilità giuridica. Per questo motivo, le politiche pubbliche diventano esse stesse politiche di salute.

Discriminazione ed esclusione incidono sulla salute

Il documento richiama un’ampia letteratura scientifica che dimostra come discriminazione, precarietà e marginalizzazione siano associate a un aumento del rischio di depressione, ansia, disturbi da stress cronico e difficoltà di accesso ai servizi sanitari. Non si tratta soltanto di una questione di diritti o di principi costituzionali, ma di un problema di sanità pubblica con effetti misurabili sulla salute individuale e collettiva.

Secondo ISDE, inoltre, le conseguenze delle politiche pubbliche non riguardano esclusivamente le persone direttamente interessate, ma influenzano il funzionamento dell’intera società. Comunità caratterizzate da paura, stigmatizzazione ed esclusione risultano infatti meno coese e più vulnerabili anche dal punto di vista sanitario.

La lezione della pandemia

Il documento ricorda come la pandemia di Covid-19 abbia evidenziato che la salute è un bene indivisibile. Quando una parte della popolazione vive ai margini o rinuncia alle cure per timore di conseguenze amministrative o sociali, aumentano i rischi per l’intera collettività. Le malattie infettive, così come molte patologie croniche e i disturbi della salute mentale, seguono infatti le fratture sociali molto più dei confini geografici.

Migrazioni, ambiente e crisi climatica

ISDE invita anche a leggere il fenomeno migratorio in una prospettiva più ampia. Guerre, persecuzioni, disuguaglianze economiche, instabilità politica, degrado ambientale, cambiamenti climatici, desertificazione e perdita di biodiversità rappresentano cause strettamente intrecciate degli attuali movimenti migratori. Il documento richiama l’attenzione sul crescente fenomeno dei migranti climatici e sottolinea come intervenire soltanto sulle conseguenze, senza affrontarne le cause, significhi rinunciare alla prevenzione primaria.

Per questo l’associazione richiama il principio cardine della medicina preventiva: eliminare o ridurre le cause del problema prima che se ne manifestino gli effetti. Trasferito alle migrazioni, questo significa investire nella tutela dell’ambiente, nella cooperazione internazionale, nella riduzione delle disuguaglianze, nella prevenzione dei conflitti e nella giustizia climatica.

Un tema che riguarda anche il futuro dell’Europa

Il documento evidenzia inoltre come l’Europa stia affrontando un rapido invecchiamento della popolazione e una riduzione della forza lavoro. In questo contesto, i lavoratori migranti rappresentano già oggi una componente essenziale di settori come la sanità, l’assistenza agli anziani, l’agricoltura, la logistica e molti altri servizi fondamentali. Le loro condizioni di salute e il loro accesso alle cure incidono direttamente sulla tenuta dei sistemi sanitari e di welfare.

ISDE precisa che la propria posizione non mette in discussione il diritto degli Stati a governare i flussi migratori o ad applicare le norme vigenti in materia di immigrazione e asilo. Il punto, sottolinea il documento, è che qualunque scelta politica dovrebbe essere valutata anche alla luce delle conseguenze che produce sulla salute delle persone e sulla qualità della convivenza civile.

Salute, ambiente e società sono inseparabili

La riflessione si conclude richiamando i paradigmi della One Health e della Planetary Health(*), sempre più centrali nella ricerca scientifica internazionale. Di fronte a sfide globali come crisi climatica, degrado degli ecosistemi, perdita di biodiversità, pandemie e aumento delle disuguaglianze, la salute umana, quella dell’ambiente e quella delle comunità non possono essere considerate separatamente.

Come evidenzia Francesco Romizi nel suo articolo pubblicato su L’Extraterrestre, supplemento de il manifesto, il valore del Position Paper di ISDE Italia è quello di riportare il dibattito sulle migrazioni nell’ambito della salute pubblica, valutando le politiche anche in base ai loro effetti sulla salute, sulla coesione sociale e sul benessere delle comunità. Una società che alimenta esclusione e discriminazione, richiamando le conclusioni del documento di ISDE, produce inevitabilmente anche meno salute.

Fonte: Francesco Romizi, “Remigrazione, salute pubblica e bene comune”, pubblicato su L’Extraterrestre, supplemento de il manifesto, dedicato al Position Paper di ISDE Italia – Associazione Medici per l’Ambiente.

(*)https://planetaryhealthalliance.org/what-is-planetary-health/

La Scuola per la Salute Planetaria ha caratteristiche specifiche di seguito descritte .

La convinzione dell’esistenza di una saggezza intrinseca presente nell’ordine della vita , implicita ed esplicita, capace di autoregolarsi se esposta ad un  clima di relazione facilitante: accogliente e gentile , empatico  e super-empatico , trasparente e congruente .

L’importanza  data alla capacità di sentire l’organismo umano e del super organismo denominato GAIA  nella  sua globalità, intesa come risorsa primaria per attingere alla saggezza vitale e favorire la sopravvivenza e il benessere della specie umana.

La consapevolezza della presenza di una  dimensione complessa che collega l’umanità alle creature viventi  attraverso l’energia cosmica.

Il rispetto, la tutela, la divulgazione delle tradizioni culturali di armonia degli antichi popoli della Terra.

Il Metodo

 I primi rudimenti di percezione consapevole della complessità vivente sono attivati da un approccio Bioenergetico Gentile denominato “LA VIA DELLA GENTILEZZA”.

Tale “VIA” si esprime in Laboratori di gruppo, con esercizi precisi in un clima di relazione facilitante; attraverso il movimento corporeo ed emozionale,  sono rivolti a tutte le persone durante l’intero ciclo vitale, in particolare durante i periodi di maggior fragilità.

I Laboratori della “VIA DELLA GENTILEZZA” mantengono la persona in salute e aiutano coloro che hanno una storia di malattia ad affrontarla adeguatamente, possono essere attivate in presenza e da remoto  .

L’iter didattico si sviluppa con CORSI AVANZATI del metodo harmonia con contributi innovativi per sviluppo  individuale e di gruppo in grado di qualificare le abilità delle professioni d’aiuto e della didattica.

Nelle professioni d’aiuto è fondamentale  la relazione con sé per essere a contatto con i propri simili.

Lo stress presente nell’organismo delle persone che operano, a vari livelli dell’aiuto umano, modifica le capacità di : cura,assistenza,formazione

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