“Quei pareri tecnici dietro i quali si nasconde la politica”. La presa di posizione del collettivo Val di Scalve – Bene Comune: “il rispetto delle leggi non è un optional in vendita”

Redazione Bergamo news

09Agosto2025–6:17

Riceviamo e pubblichiamo la presa di posizione del collettivo “Val di Scalve –Bene Comune” sugli ultimi sviluppi del progetto di unione dei comprensori sciistici di Colere e Lizzola.

Cronache del comprensorio. Quella passata, doveva essere una settimana cruciale :sedute dei consigli comunali a Valbondione e Colere, in più l’assemblea dei sindaci della Comunità Montana della Valle Seriana. Tema centrale per tutti: il comprensorio Colere-Lizzola.

Ma conviene partire dal 1° luglio, cioè dalla riunione ‘estesa’, tenutasi in Comunità Montana di Scalve, con tutti gli attori istituzionali e imprenditoriali.

La riunione doveva sciogliere i nodi, invece li ha ingarbugliati per ammissione degli stessi protagonisti. Muro contro muro per ragioni tutt’altro che irrilevanti, che per semplicità hanno definito: “problemi tecnici”.

A quella riunione ha fatto seguito lo psicodramma della presunta “diffusione di informazioni segrete”, che in realtà tutti dovrebbero avere il diritto di conoscere dal momento che riguardano tutti. E comunque segrete non lo erano. Anche questo modo di gestire le informazioni e le isteriche reazioni, accompagnate da velate minacce, se invece

le notizie trapelano, dà un’idea della totale opacità che circonda il progetto e, in generale, gli affari  pubblici. Allora ,vediamo che cosa è successo.

La riunione in Val di Scalve

Della riunione plenaria in Comunità Montana di Scalve, abbiamo già detto. L’obiettivo era “trovare la quadra”. Ma nessuno dei presenti ha voluto firmare un documento preconfezionato dalla società Rsi e non discutibile. Fu dignità istituzionale o gli interessi di parte? Poco importa. Allora qualcuno, seccato, ha abbandonato il campo col (suo) pallone sotto il braccio. La spiegazione ufficiale del fumo bianco, data ai giornalisti, è stata che “ci sono problemi tecnici”.

Il Consiglio Comunale a Colere

Del consiglio comunale di Colere. Obiettivo: “Dire Sì o No alla proposta di Ampliamento del comprensorio presentata da RSI”. Speriamo di non far torto al sindaco di Colere, Gabriele Bettineschi, dicendo che ha condotto in modo inappuntabile un consiglio comunale non facile. Lo diciamo non tanto per la sostanza delle cose che, supportato all’unanimità dal suo Consiglio, ha comunicato ai cittadini che gremivano la sala, quanto per il modo fermo e sereno con cui lo ha fatto. E lo diciamo con cognizione di causa, perché eravamo presenti in sala, insieme a molte altre persone “favorevoli o non favorevoli al comprensorio”.

Sull’argomento–cioè sull’approvare o respingere il progetto, proposto dalla società Rsi – che altro poteva dire, il sindaco, se non dire “No”? Di fronte a un parere legale(anzi due) che ne affermano l’insostenibilità (non ambientale, ma legale!); il parere di uno stimato commercialista che afferma la stessa cosa per quanto gli compete; un parere dell’ Anac (Agenzia Nazionale Anti Corruzione) letto in aula che afferma che un’operazione così architettata, infrangerebbe i principi di trasparenza, di libera concorrenza e le norme sul finanziamento pubblico. Non ultimo, un segretario comunale che si dichiara in linea con questi pareri indipendenti. Che altro poteva fare un amministratore responsabile? Non ha neanche avuto bisogno del parere degli“ ambientalisti”,il sindaco Bettineschi. Anche perché ha affermato lui stesso di “voler per primo rispettare, l’ambiente e le relative norme”. Bene, ci rallegriamo!

Comunque il parere “ambientalista”– non richiesto– è stato più volte espresso chiaramente, e da mesi. Così come quello del Cai di Scalve e di Bergamo e, con parere unanime,da tutte le sottosezioni; così come lo hanno espresso numerose altre associazioni in difesa della natura e della sua vivibilità.

Sollecitato poi da un cittadino a chiarire le ragioni del suo “No”, il sindaco ha ribadito che i veti delle autorità citate non gli consentono una risposta diversa; aggiungendo anche che, a differenza del progetto Colere-1 che era pre-finanziato, qui si parla di finanziamenti del tutto ipotetici, che esistono, al momento, solo nei desideri dei protagonisti.

Seavessechiusoilconsigliocomunaleinquelmomento,avrebbemeritatounplauso. Peccato che in conclusione non abbia resistito alla tentazione di rimettere al loro posto gli odiati “ambientalisti”. “Voglio essere chiaro–ha detto, più o meno–io non sono contrario al comprensorio. Gli ostacoli, qui, sono solo di natura tecnica, non politica. Ma, soprattutto, non voglio che si dica o che si pensi che hanno vinto gli ambientalisti!”

Tranquillo, signor sindaco: non lo pensiamo neanche noi. Finora avete fatto quasi tutto da soli, con la società Rsi. E si vede.

Quelli che chiamate con dileggio, “ambientalisti” – che sono poi quelli che vogliono seriamente il rispetto della montagna e delle sue comunità–si sono limitati(per ora)a fare tranquille passeggiate, là dove voi vorreste fare delle piste, degli impianti, dei resort, sfruttandone le risorse. E a raccogliere consenso e pareri professionali sulla insostenibilità del progetto, incluse 26 mila firme. Hanno esercitato il diritto di manifestare pacificamente la propria contrarietà, ricordandovi che il rispetto delle norme di legge (tutte), non è un optional in vendita.

Il Consiglio Comunale di Valbondione

Compito non più facile, ha avuto il sindaco di Valbondione, Walter Semperboni, nel suo consiglio comunale. All’ordine del giorno della seduta, la discussione e votazione della mozione di minoranza che chiedeva con urgenza che l’amministrazione dichiarasse il comprensorio “opera di pubblica utilità”. Dichiarazione necessaria, sebbene non sufficiente, all’erogazione di fondi pubblici. Ma anche “prerequisito necessario” per attuare espropri e costruzione in aree a rischio geologico massimo.

Una quisquilia, come capite bene!

Alla fine il sindaco si è astenuto insieme ai suoi consiglieri di maggioranza, facendo approvare la mozione dai tre consiglieri di minoranza. La politica è la scienza del possibile e anche dell’assurdo .Così la “pubblica utilità”–cioè l’utilità per tutti, o almeno per i più– è stata approvata da tre consiglieri della minoranza di Valbondione, per tutti.

Presunta utilità che si applicherebbe a Valbondione, ma anche alla Val di Scalve, all’intera alta Val Seriana, all’universo? Questo ci dà un’idea di come si discuta e decida del bene comune. Un gioco aritmetico, o un azzardo alla roulette ,nell’ombra più totale. Non ha potuto però negare il sindaco, che la ragione reale della sua astensione sono i pareri (legale/amministrativi) contrari al progetto. Rimane convinto che il comprensorio sia da fare, ma “con un progetto che rispetti tutte le leggi e le norme, anche quelle naturalistiche”. A rischiare la galera, sarebbe eventualmente propri o il primo cittadino.

 

La Comunità Montana Val Seriana

Chi altro è della partita?

La Comunità  Montana della Valle Seriana,  riunitasi il 30 luglio, ha espresso solidarietà a Valbondione, sostenendo che il progetto darà nuovo slancio a tutta la valle. Il perché, non l’hanno spiegato. Hanno solo detto che saranno i tecnici e gli uffici preposti a occuparsene. Noi siamo politici, mica tecnici! Il loro parere è del tutto irrilevante nella procedura, ma tanto non costa nulla.

In sintesi…

Poi c’è (ci sarebbe)Vilminore, naturalmente. E la Val di Scalve, sul cui territorio si svilupperebbe buona parte del progetto. La Val Conchetta in particolare, e altrove opere non previste dal Pgt. Ma nessuno ha chiesto un parere ufficiale a Valbondione . Solo discorsi umma-umma, pare, affinché non sia di ostacolo… E quindi niente discussioni in consiglio comunale, per ora. Ma non c’è fretta: da li devono passare, ed è un’altra delle ragioni “tecniche” di insostenibilità dell’attuale approccio.

E la posizione della Comunità Montana di Scalve? Per quello che può valere–ben poco, visto che solo Colere e Vilminore  sono toccati dai lavori del comprensorio–ha già espresso il suo orientamento tendenzialmente positivo nel corso della riunione del 1° luglio. Un “Sì, ma…”che allarga ulteriormente le divisioni nella Valle, fra campanili già lontani anni luce, a dispetto delle apparenze e della conclamata unità.

In sintesi, rispetto a una settimana fa, cosa è cambiato? Nulla, se non l’ammissione da parte di tutti i soggetti istituzionali che così il progetto non si può fare :bisogna rispettare le leggi. Questo è già un piccolo passo avanti. E magari informare e chiedere il parere anche dei cittadini, sarebbe chiedere troppo? O hanno paura di sorprese?

Fonte : https://www.bergamonews.it/2025/08/09/cronache-del-maxi-comprensorio-di-colere-e-lizzola/823468/

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