Ex Selca: un disastro ambientale grande 37.000 metri cubi

Se parlare di “Ex Selca”, “Union Carbide” e “Forno Allione” non vi dice proprio niente la stessa identica cosa non vale per le oltre 120.000 persone che abitano la Val Camonica.

La cosa certa è una sola: da quasi 10 anni 37.000 tonnellate di rifiuti pericolosi giacciono indisturbati nella località di Forno Allione, dove l’ormai fallita Selca avrebbe dovuto occuparsi di loro.

La zona interessata era già tristemente nota per aver ospitato, più di 20 anni prima, la Union Carbide Corporation, multinazionale chimica statunitense già protagonista di quello che viene definito “uno dei più grandi incidenti chimici della storia”.

Facciamo quindi un passo indietro: il 3 dicembre 1984 a Bhopal, in India, una fuga di 40 tonnellate di isocianato di metile, un liquido utilizzato nella produzione dei fitofarmaci, secondo alcune stime, uccide circa 20.000 persone. La Union Carbide è colpevole, chiaramente.

Qualche anno più tardi la stessa multinazionale colloca alcuni dei suoi impianti produttivi nella località di Forno Allione, in provincia di Brescia, e comincia a depositare, in maniera del tutto illegale, materiale pericoloso.

A mano a mano i rifiuti sono sempre di più e la “Collina dei veleni” (così viene chiamata la zona) viene poi occupata dalla Selca, ditta specializzata nel trattamento di scorie e rifiuti degli altiforni di tutto il mondo a cui viene richiesto di processare quelle benedette 37.000 tonnellate.

La Selca però nel 2010 fallisce e da allora quei rifiuti sono ancora lì, in attesa che qualcuno (o qualcosa) si prenda le proprie responsabilità.

Il materiale, rimasto lì per oltre 10 anni, contaminando non solo l’aria ma anche il fiume Oglio, è stato esposto al vento e alle intemperie con un conseguente aggravio della contaminazione ambientale.

In tutta questa triste storia che dura da fin troppo tempo una buona notizia c’è: grazie alla comunità montana e alle associazioni ambientaliste, tra cui vi è anche Italo Bigioli e gli Amici della Natura di Saviore, sono state raccolte più di 5000 firme perché tutto quel materiale venga portato via e perché tutta l’area venga bonificata al più presto.

Sembra che le cose, finalmente, stiano cambiando e ci auguriamo che l’impegno preso da parte delle amministrazioni locali venga rispettato e che l’area venga ripulita nel minore tempo possibile.

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