{"id":727,"date":"2015-11-22T21:58:58","date_gmt":"2015-11-22T20:58:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.amicidellanatura.it\/blog\/?p=727"},"modified":"2015-11-22T21:59:10","modified_gmt":"2015-11-22T20:59:10","slug":"i-parchi-del-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.amicidellanatura.it\/blog\/i-parchi-del-futuro\/","title":{"rendered":"I parchi del futuro"},"content":{"rendered":"<p>Documento sulle aree protette elaborato da CIPRA Italia ed approvato dal Consiglio direttivo in<br \/>\noccasione della riunione del 16 luglio 2015<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.amicidellanatura.it\/blog\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Cipra_Logo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-728 size-medium\" src=\"http:\/\/www.amicidellanatura.it\/blog\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Cipra_Logo-300x116.jpg\" alt=\"Cipra_Logo\" width=\"300\" height=\"116\" srcset=\"https:\/\/www.amicidellanatura.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Cipra_Logo-300x116.jpg 300w, https:\/\/www.amicidellanatura.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Cipra_Logo-600x232.jpg 600w, https:\/\/www.amicidellanatura.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Cipra_Logo.jpg 763w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>In questi mesi nel nostro paese si susseguono le proposte di istituzione di nuovi parchi naturali, in Appenino<br \/>\ncome sulle Alpi e lungo le coste marine. Si tratta di un segnale culturale importante, che va raccolto e al<br \/>\nquale vanno offerte risposte, anche istituzionali. CIPRA Italia propone una riflessione sul futuro delle aree<br \/>\nprotette portando forte attenzione alle possibili azioni che permettano una reale connessione, anche<br \/>\noperativa, fra le tante azioni che i territori vanno sviluppando: tutto questo deve avvenire, a nostro avviso,<br \/>\nnel rispetto delle linee guida che ci sono proposte dal protocollo delle aree protette e del paesaggio della<br \/>\nConvenzione delle Alpi recuperando verso le aree protette i contenuti strategici offertici dalla Carta<br \/>\nEuropea del Turismo sostenibile.<\/p>\n<p>Mentre raccogliamo un insieme di diffusi segnali positivi in materia di protezione del territorio e del<br \/>\npaesaggio, alcune amministrazioni regionali impongono alle aree protette restrizioni economiche sempre<br \/>\npi\u00f9 pesanti che le stanno portando all\u2019asfissia operativa. Alcuni parchi regionali non dispongono pi\u00f9 delle<br \/>\nrisorse necessarie alla loro minima sopravvivenza, cio\u00e8 a garantirne la gestione operativa, le azioni di<br \/>\nconservazione, le occasioni di sviluppo nonostante quasi tutte queste aree protette siano state capaci di<br \/>\nattingere a contribuzioni dirette dell\u2019Unione Europea e a stringere patti con iniziative di carattere<br \/>\nprivatistico.<\/p>\n<p>Vanno poste alcune riflessioni anche sui diversi disegni di legge che intendono modificare l\u2019attuale legge<br \/>\nquadro nazionale, la 394\/1991. E\u2019 necessario raccogliere la sfida che ci porti ad avere enti parco pi\u00f9 snelli,<br \/>\nquindi pi\u00f9 efficienti nelle risposte dovute alle popolazioni che li abitano e alla gestione efficace dei beni<br \/>\ncomuni. I parchi naturali devono occuparsi dei temi riguardanti lo sviluppo socio \u2013 economico delle aree<br \/>\ninteressate, uno sviluppo che non consumi n\u00e9 alteri in negativo gli equilibri ambientali, devono investire<br \/>\nnell\u2019ambizione di essere laboratori di buone pratiche tese alla conservazione del paesaggio e alla tutela, o<br \/>\nmeglio ancora, al miglioramento e riqualificazione della biodiversit\u00e0, pratiche che concilino attivit\u00e0<br \/>\neconomiche con il miglioramento qualitativo dei territori, dei paesaggi, dei beni presenti, di innovazione<br \/>\nanche nel mondo del lavoro, investendo in ricerca, in una tessitura territoriale di patti d\u2019azione con altri enti<br \/>\nsimili diffondendo cultura conservazionistica condivisa e partecipata delle scelte.<\/p>\n<p>Mentre si incentiva il valore della biodiversit\u00e0 non vi \u00e8 dubbio alcuno che si costruisca anche sviluppo<br \/>\neconomico oltre a progresso culturale e scientifico. Non va poi sottaciuto quanto sta avvenendo, in modo<br \/>\ndrammatico, attorno al Parco Nazionale dello Stelvio. Mentre ricorre la celebrazione dei suoi 80 anni dalla<br \/>\nistituzione (24 aprile 1935) la Commissione dei 12 ed il Governo, sostenuti dall\u2019azione diretta delle province<br \/>\nautonome di Bolzano, Trento e dalla Regione Lombardia, stanno smembrando il parco nazionale in tre<br \/>\nminime realt\u00e0 regionali. Il pi\u00f9 grande parco delle Alpi viene cos\u00ec destrutturato nel pi\u00f9 assoluto silenzio \u2013<br \/>\nassenso della politica nazionale e locale.<\/p>\n<p>In questo contesto tanto contraddittorio e ad oggi privo di risposte dirette CIPRA Italia si chiede quale<br \/>\nfuturo possano avere le proposte di istituzione di nuovi parchi nazionali o regionali, come sta avvenendo<br \/>\nattorno al Monviso, al Centro Cadore o al Consiglio. Per fare questo siamo consapevoli che dovremmo<br \/>\nriuscire a rispondere ad alcune domande sempre pi\u00f9 presenti nel dibattito sociale leggendo le aree<br \/>\nprotette non come valore ideologico assoluto, ma come territori che hanno saputo e possono in modo<br \/>\nancor pi\u00f9 incisivo, legare il dovere della conservazione a quello delle riposte economiche alle popolazioni<br \/>\nche nei parchi vivono.<\/p>\n<p>E\u2019 utile chiedersi e rispondere se ad oggi le norme rigide e il controllo severo abbiano funzionato sul piano<br \/>\ndei risultati della conservazione del territorio. In molte realt\u00e0 questi vincoli non hanno funzionato perch\u00e9 in<br \/>\nun paese come quello italiano le deroghe rivolte alla speculazione, anche dentro i parchi, sono risultate<br \/>\ndevastanti. In altre situazioni l\u2019assoluta rigidit\u00e0 vincolistica, non recependo le trasformazioni naturalistiche<br \/>\nin atto, hanno portato anche a perdite di biodiversit\u00e0. Ed in altre realt\u00e0 ancora il parco \u00e8 stato vissuto come<br \/>\nmuseo incapace di promuovere e sostenere economie, incapace di assicurare nuovi lavori. E un po\u2019<br \/>\novunque, va detto con coraggio, dove non si \u00e8 attuata una zonizzazione partecipata, il parco ha portato le<br \/>\npopolazioni locali a deresponsabilizzazione totale verso il dovere della conservazione del territorio, del<br \/>\npaesaggio, delle culture locali. E\u2019 quindi anche utile e necessario interrogarsi in modo laico se per<br \/>\nproteggere la natura oggi sia necessario istituire nuovi enti, strutture burocratiche, che abbiano il compito<br \/>\ndi tutelare ambienti pregiati. Prima di istituire nuove aree protette non \u00e8 forse il caso di portare a<br \/>\nfunzionalit\u00e0 piena quelle esistenti e trovare altre forme di intervento che abbiano lo scopo di tutelare gli<br \/>\nambienti pregiati? Dobbiamo chiederci quale risposta offriamo alle tante aree SIC e ZPS diffuse sulle nostre<br \/>\nmontagne che da anni attendono, invano, il varo di valutazioni di incidenza partecipate e condivise dai<br \/>\nterritori. Quale risposta offriamo nelle Alpi ai tanti comitati, alle associazioni, alle istituzioni che hanno<br \/>\nindividuato sul territorio parchi locali, parchi fluviali, parchi agricoli, geoparchi, biotopi che poi vengono<br \/>\nabbandonati, non gestiti, che si ritrovano ad essere isole chiuse destinate ad un veloce degrado o a subire<br \/>\nmodifiche che le snaturano o le impoveriscono del bene che andava tutelato. E quali risposte offre oggi<br \/>\nl\u2019ambientalismo alpino ai sempre pi\u00f9 diffusi territori ( anche e specialmente quando esterni ai parchi) che<br \/>\nvengono abbandonati perch\u00e9 non pi\u00f9 coltivati, gestiti, curati causa l\u2019abbandono della montagna da parte di<br \/>\nattivit\u00e0 primarie quali l\u2019agricoltura, l\u2019allevamento o la selvicoltura? Oppure territori affidati in gestione cieca<br \/>\ne priva di cultura ad una zootecnia che in aree ormai vaste sta assumendo le caratteristiche degli<br \/>\nallevamento intensivi tipici delle grandi pianure? Quali risposte possiamo offrire ai tanti giovani che<br \/>\nintravvedono nell\u2019agricoltura di montagna una nuova forma di imprenditoria capace non solo di offrire al<br \/>\nconsumo prodotti biologici, sani, ma anche di garantire, attraverso la coltivazione e il recupero dei terreni<br \/>\ndi alta quota, sicurezza alle popolazioni delle vallate e delle pianure, capaci di garantire ospitalit\u00e0, cultura,<br \/>\nformazione naturalistica, filiere dirette fra autoproduzione agricola e turismo, gastronomia a chilometro<br \/>\nzero? Ed oltre a questo siamo capaci di garantire nel tempo la conservazione e il miglioramento del<br \/>\npaesaggio, la fruibilit\u00e0 e quindi la conoscenza del territorio? E a mantenere sul territorio proposte che<br \/>\ninvestono nelle tipicit\u00e0 e nelle identit\u00e0? Non \u00e8 forse venuto il momento di riconoscere agli alpicoltori, cio\u00e8<br \/>\nai contadini di montagna, un ritorno anche economico del servizio che stanno offrendo a tutti gli abitanti<br \/>\nsia della montagna che delle pianure, alle generazioni future, un servizio rivolto a chi ci \u00e8 lontano, ai tanti<br \/>\nsoggetti che oggi non \u201cvediamo\u201d o percepiamo perch\u00e9 lontani nel tempo? E non \u00e8 venuto il tempo di<br \/>\nleggere i parchi con un\u2019ottica meno chiusa, museale, attestata sui principi della conservazione passiva<br \/>\ncertamente necessaria negli anni pioneristici della parcheologia (1800 -1980), ma a nostro avviso, proposta<br \/>\noggi bisognosa di una revisione? L\u2019ambizione \u00e8 quella di arrivare a vivere il territorio intero come si<br \/>\ntrattasse di un\u2019area protetta. La biodiversit\u00e0 rappresenta la principale attrattiva per la quale si visita un<br \/>\nparco e dunque si tratta di rendere fruibile ci\u00f2 che si conserva, in una sorta di circolo virtuoso, capace di<br \/>\ngenerare ricchezza sia per lo Stato, che affida al Parco il compito di conservare un bene collettivo, un<br \/>\npatrimonio indisponibile come la fauna, sia per il territorio, che pretende, a compensazione dei vincoli che<br \/>\nla presenza del Parco impone, azioni di sviluppo economico e sociale.<\/p>\n<p><strong>Le aree protette in rete. L\u2019esempio del Trentino.<\/strong><br \/>\nAnche in settori esterni al tradizionale ambientalismo si alza forte la richiesta di una cultura della vivibilit\u00e0<br \/>\ndiffusa che attraverso percorsi di assunzione di responsabilit\u00e0 chiamino le popolazioni locali a diventare<br \/>\nvigili tutori del territorio. Sono settori che chiedono partecipazione, investimento in cultura, l\u2019abbandono di<br \/>\nsteccati ideologici, non per avviare un processo di consumo di territorio, ma perch\u00e9 le aree protette vissute<br \/>\ncome investimento e non pi\u00f9 come separazione, possono \u201cfecondare\u201d culturalmente anche i territori oggi<br \/>\nnon istituiti come parchi. Un esempio di rilancio della cultura conservazionistica e di nuova lettura delle<br \/>\naree protette ci viene proposta dalla Provincia autonoma di Trento. La legge sulla montagna n\u00b011, 5 maggio<br \/>\n2007, innovatrice in questo tema, non \u00e8 stata calata dall\u2019alto: \u00e8 nata certamente dalla necessit\u00e0<br \/>\nistituzionale di un riordino dell\u2019insieme delle leggi provinciali a tutela dell\u2019ambiente, ma anche dalla spinta<br \/>\ninnovativa proveniente dall\u2019associazionismo ambientalista e dai tanti comitati locali che si sono battuti negli<br \/>\nultimi decenni contro l\u2019imposizione di infrastrutture pesanti sul territorio o per il rilancio ambientale e<br \/>\npaesaggistico di aree pregiate. Dal 1980 in poi su tutto il territorio della provincia si \u00e8 assistito ad un fiorire<br \/>\ndi proposte di istituzioni di nuovi parchi: provinciali (Lagorai, Baldo, Lessini, Bondone, Latemar, Val<br \/>\nMonzoni), di parchi locali, di biotopi, di parchi fluviali (Sarca, Avisio, Noce, Brenta), di parchi agricoli (del<br \/>\nGarda), geoparchi (Adamello Brenta). Nel frattempo l\u2019unione Europea dava vita alle aree SIC e ZPS, in<br \/>\nprovincia venivano istituiti i due parchi provinciali (Paneveggio \u2013 Pale di San Martino e Adamello \u2013 Brenta).<br \/>\nUn patrimonio di cultura, di natura, di identit\u00e0 fra loro diverse incredibile, ma che non trovava connessioni<br \/>\nn\u00e9 sul territorio n\u00e9 sotto il profilo sociale ed economico. Ci siamo trovati in presenza di un insieme di isole,<br \/>\na volte incapaci di comunicare fra loro, immaginiamoci se disponibili a varare politiche di gestione<br \/>\ncondivise. Ci si \u00e8 quindi chiesti come fosse possibile, senza incontrare opposizioni preconcette, offrire<br \/>\nrisposta al bisogno di natura che una collettivit\u00e0 sempre pi\u00f9 ampia andava richiedendo, come evitare<br \/>\nsovraccarichi burocratici, come dare risposte a soggetti che storicamente il territorio lo lavorano o lo<br \/>\npraticano, come coinvolgere in modo attivo chi fino a ieri era contrario alla istituzione di un qualunque<br \/>\npercorso conservativo e nemmeno prendeva in considerazione il tema della biodiversit\u00e0: alcuni settori del<br \/>\nmondo agricolo, i cacciatori, i pescatori. Si \u00e8 provato non tanto ad evitare i conflitti, ma attraverso una loro<br \/>\ndiluizione, con percorsi partecipativi diretti, portarli a delle soluzioni provando ad avvicinarli alle culture<br \/>\nproposte negli ultimi decenni dagli ambientalisti. Con un obiettivo concreto sempre presente, ambizioso:<br \/>\ncreare e diffondere condivisione.<\/p>\n<p>Un impegnativo lavoro di confronto costruito dalla Provincia con le associazioni di categoria, quelle<br \/>\nambientalistiche, alpinistiche (la SAT) e le amministrazioni pubbliche proprietarie dei territori ha portato<br \/>\nalla ideazione delle reti delle riserve. Il lavoro \u00e8 tuttora in corso e 7 delle previste 15 riserve sono di fatto<br \/>\nistituite e funzionanti. Pu\u00f2 una simile pratica istituzionale e democratica, cos\u00ec dinamica, essere trasferita in<br \/>\nuna dimensione nazionale, o alpina, ovviamente recependo gli opportuni adattamenti ai territori<br \/>\ninteressati?<\/p>\n<p><strong>Cosa si intende per \u201crete delle riserve\u201d?<\/strong><br \/>\nUna rete delle riserve si pone come obiettivo di unire territori ad elevato livello di biodiversit\u00e0 che gi\u00e0 si<br \/>\ntrovano istituiti o da leggi europee (Rete Natura 2000, quindi SIC e ZPS), o nazionali (parchi nazionali e<br \/>\nriserve nazionali), parchi regionali e provinciali, biotopi, parchi locali, parchi fluviali, geoparchi, parchi<br \/>\nagricoli e creare fra loro connettivit\u00e0 dirette tramite piani di gestione che vanno istituzionalmente e<br \/>\nsocialmente condivisi attraverso processi partecipativi di particolare incisivit\u00e0. Gli accordi sono volontari, a<br \/>\ntempo determinato (accordi temporanei di gestione variabili fra i tre e i cinque anni) e devono mettere<br \/>\ninsieme almeno due municipalit\u00e0 e pi\u00f9 aree tutelate. Anche altri territori alpini, in forme istituzionali<br \/>\ndiversificate, stanno assumendo questa metodologia di lavoro, per oggi investendo in piani territoriali<br \/>\nregionali (Valle d\u2019Aosta o Friuli Venezia Giulia).<\/p>\n<p><strong>Quali benefici comporta per gli attori del territorio?<\/strong><br \/>\nLa rete delle riserve permette connettivit\u00e0 fra i beni comuni della fauna, della vegetazione e della risorsa<br \/>\nidrica, del paesaggio: partendo da questo si pu\u00f2 arrivare alla definizione, in tempi non lontani, attraverso la<br \/>\npianificazione urbanistica, di ampi e motivati scientificamente corridoi ecologici. Molte situazioni di aree<br \/>\nprotette oggi sono abbandonate al divenire naturalistico, in alcuni territori questo stato di fatto porta alla<br \/>\ndiminuzione, se non alla scomparsa di specifica biodiversit\u00e0. La rete delle riserve permette di riqualificare,<br \/>\nricostruire, rendere accessibili, fruibili, anche sotto il profilo culturale e l\u2019investimento turistico, territori<br \/>\ndestinati all\u2019abbandono. L\u2019azione diretta dell\u2019uomo influisce direttamente nella promozione di nuove<br \/>\nprofessionalit\u00e0, nella innovazione, nella occupazione, sull\u2019offerta turistica, sulla formazione, sul recupero di<br \/>\nidentit\u00e0 perdute e offrono al mondo agricolo dell\u2019alta montagna ulteriore qualit\u00e0 nel lavoro (sentieri<br \/>\ncultura, osservatori, coltura delle torbiere, accompagnatori di territorio, boscaioli, fattorie didattiche,<br \/>\nricerca naturalistica e scientifica). Si pu\u00f2 intervenire, in modo scientifico, nel recupero dei pascoli d\u2019alta<br \/>\nquota abbandonati, nel fermare l\u2019avanzamento del bosco sia in quota che in spazi tradizionalmente dati per<br \/>\nperduti (o per coltivarlo anche in situazioni economicamente non convenienti), nella gestione di prati aridi,<br \/>\nnel recupero dei paesaggi dei fondovalle (aree agricole di pregio, sentieri, terrazzamenti), gestione<br \/>\nfaunistica e della fauna ittica. Per la prima volta i settori della cultura del territorio, del turismo, della<br \/>\nagricoltura, della ricerca entrano fra loro in sinergia nel rilancio di ampi territori altrimenti destinati<br \/>\nall\u2019abbandono, senza imporre al paesaggio nuove infrastrutturazioni.<\/p>\n<p><strong>Quali garanzie? Partecipazione e pianificazione.<\/strong><br \/>\nAd oggi in alcune aree la gestione di un\u2019area protetta rimane avulsa dal contesto sociale che la vive. In altre<br \/>\nzone sono attivi percorsi partecipati guidati con professionalit\u00e0 specifiche e strutturati in tempi certi. Noi<br \/>\nsiamo convinti che la prima garanzia del successo di un\u2019area protetta \u00e8 legata strettamente alla<br \/>\npartecipazione e al profilo della condivisione maturata. Questo percorso ci evita i conflitti che tendono<br \/>\nsempre pi\u00f9 di escludere dalle zone destinate a parco gli abitati, che si cerchi di limitare questi territori ai<br \/>\nsantuari dedicati alla natura, al monumento specifico. Magari, come sovente accade in Italia, per poi<br \/>\ndimenticarli. La rete delle riserve finalmente avvicina chi vive nelle aree protette ai temi della<br \/>\nconservazione e li rende partecipi prima della pianificazione e poi auspicabilmente del loro successo, anche<br \/>\nattraverso nuove forme di occupazione. Trovandoci in presenza di accordi temporanei e di volontariato, i<br \/>\npiani di gestione vanno aggiornati periodicamente: \u00e8 quindi possibile, sempre attraverso la condivisione<br \/>\nsociale, portare modifiche motivate alle scelte che vengono proposte nelle norme o nei regolamenti di<br \/>\nazione diretta. Con questo strumento la conservazione da passaggio passivo si tramuta in azione, quindi in<br \/>\noccasione di lavoro per pi\u00f9 operatori del territorio. Attraverso queste azioni, in modo nemmeno tanto<br \/>\nindiretto, si sviluppa un percorso formativo che prova a coinvolgere tutti gli ambiti sociali, anche chi, fino a<br \/>\npoco tempo prima, viveva nei confronti dei parchi un conflitto che sembrava insuperabile, privo di<br \/>\nqualunque possibilit\u00e0 di dialogo. Questi processi hanno bisogno di una specifica pianificazione che non \u00e8<br \/>\nsolo urbanistica, ma accoglie in s\u00e9 valori scientifici e ricadute economiche dirette, quindi lavoro, sul<br \/>\nterritorio interessato. Una pianificazione partecipata \u00e8 quindi essenziale nel portare il parco naturale ad<br \/>\nessere vissuto come valore sia per la popolazione locale che per chi il territorio lo visita.<\/p>\n<p><strong>Nelle Alpi come agire?<\/strong><br \/>\nCon questo documento CIPRA Italia rinnova l\u2019importanza strategica che le aree a parco, sia quelle nazionali<br \/>\nche quelle regionali, rivestono nella politica della conservazione della natura e del paesaggio nel nostro<br \/>\npaese.<br \/>\na) Siamo sempre pi\u00f9 convinti che quanto costruito dal mondo scientifico del passato e recepito dalle<br \/>\nistituzioni pubbliche vada mantenuto e rafforzato.<br \/>\nb) CIPRA Italia ritiene vadano recuperati in tempi brevi, su tutto il territorio alpino, i contenuti del<br \/>\nprotocollo della Convenzione delle Alpi \u201cProtezione della natura e del paesaggio\u201d specialmente nei passaggi<br \/>\nche invitano alla definizione certa di connessioni fra aree meritevoli di pregio e di attenzioni<br \/>\nconservazionistiche. E\u2019 quindi doveroso, laddove le condizioni lo permettano, incentivare accordi<br \/>\ntransfrontalieri tesi alla istituzione di parchi europei (Alpi marittime &#8211; Mercantour, oppure Stelvio &#8211;<br \/>\nEngadina con il parco PEACE e con grande efficacia la sperimentazione ormai consolidata in atto nel parco<br \/>\ndella Vanoise). Laddove le coesioni istituzionali risultino problematiche \u00e8 possibile, attraverso accordi di<br \/>\ngestione e di programma, costruire unit\u00e0 di intenti che permettono la condivisione di progetti tesi alla<br \/>\nconservazione, al recupero di aree degradate, alla tutela della biodiversit\u00e0 e del paesaggio, allo sviluppo<br \/>\nanche economico delle popolazioni che vivono nei territori interessati.<br \/>\nc) CIPRA Italia ritiene che l\u2019esempio ormai consolidato e definito della Rete delle riserve proposta dalla<br \/>\nProvincia autonoma di Trento sia un esempio da monitorare e da valutarne le possibilit\u00e0 di estenderlo alle<br \/>\nAlpi, anche nel profilo istituzionale nazionale e internazionale.<br \/>\nd) La zonizzazione delle aree protette, tramite la pianificazione, permette l\u2019individuazione di diversi livelli di<br \/>\nconservazione e offre alle istituzioni la possibilit\u00e0 di graduare le azioni dell\u2019uomo raccogliendo anche le<br \/>\nlegittime esigenze di chi nei parchi vive: rete dei servizi, possibilit\u00e0 di lavoro, sviluppo di sinergie fra i diversi<br \/>\nsettori economici.<br \/>\ne) E\u2019 importante che tutte le aree protette, mantenendo le loro specificit\u00e0, uniformino le certificazioni di<br \/>\nprofilo internazionale attraverso un coordinamento alpino incisivo.<br \/>\nf) La Carta Europea del Turismo Sostenibile \u00e8 uno strumento di indirizzo delle buone pratiche che permette<br \/>\nalle aree protette di offrire alle popolazioni locali sviluppo di alta qualit\u00e0 e percorsi formativi che portino le<br \/>\npopolazioni stesse a maggiori profili di condivisione delle scelte che vengono approvate. Questa Carta<br \/>\nsostiene in modo convincente la necessit\u00e0 di ampliare e consolidare le filiere economiche dei territori e a<br \/>\ncostruire fra le stesse sinergie che le rafforzano.<br \/>\ng) I Piani di Sviluppo Rurale (PSR) dovrebbero incentivare in modo prioritario chi lavora i territori dei parchi<br \/>\ne dell\u2019insieme delle reti delle riserve. Le aree protette sono luoghi di sperimentazione di buone pratiche e<br \/>\nsono un investimento dell\u2019intera umanit\u00e0 rivolto alla conservazione dei beni comuni per le future<br \/>\ngenerazioni. Non vi \u00e8 alcun dubbio che mantenere in montagna e all\u2019interno delle aree protette presidi di<br \/>\nattivit\u00e0 umana compatibili con la conservazione del bene risulti essere un investimento che porta beneficio<br \/>\nall\u2019intero paese e alla comunit\u00e0 internazionale.<br \/>\nh) E\u2019 necessario indirizzare la pianificazione sia urbanistica che economica delle aree protette all\u2019interno di<br \/>\nlinee guida che devono essere emanate dallo Stato (o Regioni). I piani parco devono ovunque garantire la<br \/>\nunitariet\u00e0 della gestione dell\u2019area protetta ed essere proiettati ad un investimento che garantisca alle<br \/>\npopolazioni che vi vivono non solo sviluppo ma anche progresso culturale. La pianificazione deve essere<br \/>\ncostruita con il protagonismo attivo delle istituzioni locali e dei portatori di interessi collettivi, nel rispetto<br \/>\ndel mondo scientifico e della ricerca naturalistica e ambientale.<br \/>\ni) Prendendo spunto dal lavoro svolto dalla Fondazione Dolomiti UNESCO che ha investito nella costruzione<br \/>\ndi reti istituzionali, culturali e progettuali su temi diversi della gestione di un territorio fragile, complesso e<br \/>\nricco di importanti diversit\u00e0, CIPRA Italia ritiene che il lavoro di rete, quando partecipato e condiviso, possa<br \/>\nrappresentare una via d\u2019uscita alla proposta di nuove aree protette. Oggi ci aspetta un passaggio culturale<br \/>\nimportante: avere la capacit\u00e0 di unire in un unico disegno di gestione le aree delle alte quote ai fondovalle,<br \/>\ncostruire sinergie operative fra i bisogni, i lavori, i servizi delle popolazioni di montagna con quelli delle<br \/>\npianure e delle aree metropolitane. Un simile processo non pu\u00f2 trovare successo attraverso politiche<br \/>\ncentralistiche e impositive, ma solo con la costruzione di apposite reti che riescano a fare sintesi di alto<br \/>\nprofilo fra le esigenze della conservazione dei beni naturali e quelli dello sviluppo economico delle<br \/>\npopolazioni che vivono la montagna ed i suoi ospiti.<\/p>\n<p><strong>Il Consiglio Direttivo di CIPRA Italia<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Documento sulle aree protette elaborato da CIPRA Italia ed approvato dal Consiglio direttivo in occasione della riunione del 16 luglio 2015 In questi mesi nel nostro paese si susseguono le proposte di istituzione di nuovi parchi naturali, in Appenino come sulle Alpi e lungo le coste marine. Si tratta di un segnale culturale importante, che&hellip;&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.amicidellanatura.it\/blog\/i-parchi-del-futuro\/\" rel=\"bookmark\">Leggi tutto &raquo;<span class=\"screen-reader-text\">I parchi del futuro<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":15,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"neve_meta_sidebar":"","neve_meta_container":"","neve_meta_enable_content_width":"","neve_meta_content_width":0,"neve_meta_title_alignment":"","neve_meta_author_avatar":"","neve_post_elements_order":"","neve_meta_disable_header":"","neve_meta_disable_footer":"","neve_meta_disable_title":"","footnotes":""},"categories":[4],"tags":[45,41,44,46,43,42],"class_list":["post-727","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-blog","tag-biodiversita","tag-cipra","tag-futuro","tag-parchi-naturali","tag-sostenibilita","tag-alpi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.amicidellanatura.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/727","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.amicidellanatura.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.amicidellanatura.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.amicidellanatura.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/15"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.amicidellanatura.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=727"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.amicidellanatura.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/727\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":729,"href":"https:\/\/www.amicidellanatura.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/727\/revisions\/729"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.amicidellanatura.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=727"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.amicidellanatura.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=727"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.amicidellanatura.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=727"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}