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Sports for All: i disabili e le attività outdoor

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Sports for All: i disabili e le attività outdoor

Ho sempre associato Vienna a Klimt, alla Chiesa di S. Stefano (e alle ‘palle’ di Mozart!) e invece da adesso me la ricorderò anche per un bellissimo parco naturale che collega il sud della città addirittura a Bratislava…Ed è proprio in una bellissima casa di legno ai margini di questo parco che si è tenuto il workshop organizzato dal Naturfreunde International ‘NFI Sports for All’, dedicato alle attività all’aperto per i disabili.
Siamo andati in 3 dal GIAN ed è stata un’esperienza bellissima! Erano presenti, oltre agli organizzatori di NFI, anche le delegazioni di Romania, Repubblica Ceca e Belgio. Inoltre, hanno partecipato al workshop due disabili di Vienna, Isabella (su sedia a rotelle e ipovedente) e Mahendra (non vedente). La loro presenza ha reso il workshop un’esperienza preziosa e indimenticabile. La cosa più importante che ho imparato è che non si deve avere paura a chiedere: i disabili vogliono che noi chiediamo loro cosa desiderano o come dobbiamo fare certe cose.
Ai non vedenti dobbiamo sempre illustrare ciò che sta loro davanti: è importante informarli se ci sono ostacoli immediati (e a qualunque altezza, ad es. delle fronde davanti al viso in un bosco) oppure se si trovano ad un tavolo dobbiamo illustrare cosa c’è davanti a loro (bevande, biscotti, zucchero o latte per il caffè ecc.). Quando devono sedersi è molto più utile guidare la loro mano a toccare la spalliera o il bracciolo della sedia piuttosto che dir loro che hanno la sedia davanti. Ricordiamoci che anche se non vedono, i non vedenti hanno gli altri sensi più sviluppati di noi e quindi percepiscono molte più cose di noi: gli odori, i suoni, le forme, ecc. Ecco perché, specie se siamo all’interno di un gruppo, è sempre raccomandabile dire il proprio nome prima di prendere la parola, perché il non vedente sarà poi in grado di riconoscere in breve tempo le varie persone. Per mettere in pratica i preziosi suggerimenti ricevuti, ci siamo messi delle mascherine che ci hanno fatti piombare nel buio più completo e, con l’aiuto di un bastone, abbiamo provato a muoverci in autonomia (è sempre importante seguire con le mani i muri e sondare il terreno/pavimento davanti a noi con il bastone per individuare i dislivelli, gli ostacoli, le asperità ed eventuali gradini. E vi assicuro che non è stato facile per niente… E’ stata necessaria una concentrazione massima per ricordare il punto di partenza, la forma della stanza, la posizione delle scale…Ma immaginiamo per un attimo di fare un giro su noi stessi e di non avere più nessun riferimento…C’è da perderci la testa, si ha la sensazione di essere perduti. Ognuno di noi poi si è fatto guidare da un/a compagno/a e questo ti fa capire quanto completamente un non vedente si affidi alla sua guida: il rapporto di fiducia è totale. La situazione si è ribaltata quando abbiamo fatto noi da guida ad una persona con la mascherina e il bastone: è incredibile quanto si senta la responsabilità del benessere dell’altro per ogni minima cosa. E soprattutto nessun passo, nessun ostacolo può essere lasciato al caso: ecco perché fare da guida è un lavoro stremante se fatto per varie ore. Abbiamo concluso gli esercizi cambiando la mascherina con varie paia di strani occhiali dalle lenti ricoperte da segni di vari tipi a mimare ciò che provano gli ipovedenti: anche da questo esercizio abbiamo capito quanto deve essere difficile per loro muoversi nell’ambiente circostante e quale sforzo richieda prestare continua attenzione ad ogni passo che si fa.
Poi abbiamo lavorato con Isabella, provando a turno ad usare una sedia a rotelle. Io non sapevo neanche come si faceva a curvare…Abbiamo provato a spostarci in sedia a rotelle su varie superfici, quali il pavimento (piuttosto facile), l’acciottolato (impegnativo), l’erba (difficile perché ci si può ‘arenare’) e l’asfalto in salita (che fatica!). Infatti abbiamo imparato che chi si ferma è perduto – bisogna cercare di usare una certa velocità altrimenti si può rimanere bloccati da un sasso o da una zolla. Abbiamo anche provato ad aprire una porta in autonomia (sia tirandola che spingendola) sempre stando seduti sulla carrozzina e farlo da soli senza potersi aiutare con le gambe è davvero impegnativo…Tutto questo mi ha fatto capire quanto sono terribili le barriere architettoniche e quanto anche una piccola cosa possa diventare un ostacolo insormontabile. Ci hanno anche fatto vedere come una persona in carrozzina usa il bagno attrezzato per i disabili – a parte che anche le toilette che lo sono in apparenza, poi non lo sono effettivamente, abbiamo visto come nelle disabilità più gravi sia essenziale la presenza di un assistente, e anche forzuto. Abbiamo imparato l’importanza delle grandi maniglie ai lati del WC, del campanello di emergenza che deve avere un filo che arriva quasi fino a terra in caso la persona cada, e dello spazio necessario all’interno della toilette stessa, per permettere le varie manovre (infatti la carrozzella deve essere avvicinata al WC ‘in parallelo’).
Dopo lo strepitoso pranzo vegetariano-bio recapitatoci in bicicletta dal centro di Vienna (!!) abbiamo fatto un’escursione nel bellissimo parco di cui sopra. Prima siamo stati con Mahendra e abbiamo sperimentato come un non-vedente può apprezzare un bosco: come dicevo poc’anzi, i non vedenti hanno un udito molto affinato e ricavano informazioni dall’ambiente circostante dai suoni in modi che noi non usiamo più poiché ci affidiamo troppo alla vista. Poi ci sono il tatto, l’odorato e perfino il gusto – tutti modi per godersi il bosco a 360 gradi. Abbiamo infatti toccato le cortecce degli alberi, percepito i contorni delle foglie più particolari, passato sulle labbra degli steli ‘pelosi’ per apprezzarne le proprietà, odorato varie specie di fiori e anche assaggiato qualche pianticella! Insomma, c’è molto che un non-vedente può sperimentare in un bosco e ho capito da questa esperienza che nel caso del GIAN il mondo dei non vedenti potrebbe essere quello più approcciabile.
Poi abbiamo continuato la passeggiata con Isabella e molti di noi (io no, perché sono sfaticata!) l’hanno fatta in carrozzina. In questo parco in particolare non c’erano molti ostacoli, però in altri casi, nello studiare percorsi per disabili su sedia a rotelle, è fondamentale tenere conto del terreno, delle sue asperità, degli eventuali dislivelli (anche laterali!), se ci sono aree in cui si può sostare e se ci sono toilette accessibili.
Per concludere, ringrazio il GIAN e NFI per questa occasione meravigliosa che mi è stata data! Spero che questo serva a dare uno slancio alle attività di questo tipo anche nel nostro paese!

Cristina

vedi anche l’articolo di lancio del progetto: Sport per Tutti

 

 

 

 

 

 

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