Contrastare gli stereotipi

il GianGIO è pienamente consapevole delle difficoltà e delle sfide che accompagnano la globale tendenza migratoria. In particolare, i paesi di arrivo ai confini esterni dell’Unione Europea sono lasciati senza le risorse necessarie per far fronte a un gran numero di persone che cercano di entrare i loro territori. Ciò rende la popolazione locale facilmente manipolata da politici di estrema destra e i media che cercano “lo scandalo”, che usano gli immigrati per alimentare paura e rabbia su una varietà di problemi sociali.

La maggiore presenza di migranti, provenienti da culture e religioni diverse, spesso si rivela essere un facile capro espiatorio a cui imputare la minaccia di un’identità nazionale traballante, disoccupazione costantemente alta (specialmente tra i giovani) e attacchi terroristici; questo può portare le persone a sostenere i politici che chiedono la chiusura delle frontiere per proteggere la sicurezza e la cultura nazionale. Non bisogna dimenticare che TV, radio, giornali e discussioni politiche stanno giocando un ruolo importante nel dare forma a quella che è la nostra percezione su migranti e rifugiati. Sentiamo sempre più retorica anti-immigrazione che accusa i rifugiati di abusare dei sistemi di protezione sociale, “rubando” posti di lavoro alla gente del posto, di essere criminali, violenti o addirittura terroristi.

La tendenza principale dei media è quella di mostrare i rifugiati come un gruppo omogeneo di musulmani con caratteristiche comuni:
1) estremamente poveri
2) non istruiti
3) ignoranti in materia di igiene
4) arretrati
5) incivili

Queste caratteristiche creano in noi Europei un’immagine distorta dell’immigrato medio. Molte delle idee sopra menzionate sono basate su stereotipi generalizzati da singoli casi. Quello che molti non sanno, ma è stato scritto nella Convenzione di Ginevra del 1951 (Art. 1 comma F), è che:

“Le disposizioni della presente Convenzione non sono applicabili alle persone, di cui vi sia serio motivo di sospettare che: a) hanno commesso un crimine contro la pace, un crimine di guerra o un crimine contro l’umanità, nel senso degli strumenti internazionali contenenti disposizioni relative a siffatti crimini; b) hanno commesso un crimine grave di diritto comune fuori dal paese ospitante prima di essere ammesse come rifugiati; c) si sono rese colpevoli di atti contrari agli scopi e ai principi delle Nazioni Unite.”

Noi abbiamo il dovere morale di accogliere gli immigrati, non è necessaria alcuna legge che obblighi ad essere ospitali. La solidarietà è il valore che può connettere l’immigrato e l’abitante del paese di destinazione, questa connessione può essere osservata dal

punto di vista emotivo, considerando che aiutiamo gli altri per rispetto ed empatia
punto di vista legale accoglierli significa rispettare i diritti umani fondamentali e seguire l’idea di uguaglianza
punto di vista utilitaristico anziché pensare che “ci rubano il lavoro” possiamo creare nuovi posti di lavoro nelle economie che sono per lo più in fase di invecchiamento

Daniela Parisi
per il GianGio

 

 

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